«La mia gioia interiore è guardare la luce e fotografarla quando illumina un corpo, una forma, un attrezzo, un nulla». – Jean Dieuzaide

Indice dei contenuti
1.Jean Dieuzaide in Sardegna – Il viaggio fotografico del 1956 tra paesi, tradizioni e volti dell’isola.
2. Dal viaggio al libro “Sardaigne” pubblicato nel 1957.
3. La riscoperta: il fondo sardo dell’ISRE, le mostre del 2008 e l’esposizione “Sardaigne ,1956“.
4.“YAN, 1956”: la grande mostra di Nuoro del 2026.
5.Jean Dieuzaide in Sardegna, un viaggio breve diventato un documento storico.

1.Jean Dieuzaide in Sardegna – Il viaggio fotografico del 1956 tra paesi, tradizioni e volti dell’isola.
Nel giugno del 1956 Jean Dieuzaide arrivò in Sardegna con una Rolleiflex e un incarico editoriale ben preciso. Rimase sull’isola per circa quindici giorni attraversandola dal nord al sud e fotografando città, piccoli centri, coste, campagne, pescatori, pastori, lavoratori, feste, riti e scene apparentemente insignificanti della vita quotidiana. Quello che avrebbe potuto essere un semplice servizio destinato a un libro turistico divenne uno dei più interessanti documenti fotografici sulla Sardegna alla vigilia delle grandi trasformazioni economiche e sociali del secondo dopoguerra.

A mandare DIeuzaide in Sardegna fu Benjamin Arthaud, editore francese specializzato in libri di viaggio, patrimonio e territorio. Dieuzaide collaborava già con le Éditions Arthaud: nel 1950 Benjamin Arthaud lo aveva conosciuto in occasione di un’esposizione del Groupe des XV [ un collettivo fondato nel 1946 da quindici fotografi umanisti francesi che esposero le proprie opere a Parigi con cadenza annuale fino al 1957 e di cui fecero parte, oltre a Dieuzaide, Robert Doisneau, Willy Ronis, Janine Nièpce, Sabine Weiss ) e gli aveva chiesto fotografie della Guascogna. Da quel primo incontro era nata una lunga collaborazione che avrebbe portato il fotografo in diverse regioni francesi e soprattutto nell’Europa meridionale.

La Sardegna si inseriva dunque in una vera e propria sequenza mediterranea. Dieuzaide aveva fotografato la Spagna nel 1951 e nel 1953, il Portogallo nel 1954 e la Turchia nel 1955. Nel 1956 Arthaud gli affidò il reportage sardo destinato a un’opera culturale e turistica alla quale avrebbero collaborato anche altri fotografi, fra cui Édouard Boubat. Gli Archives municipales de Toulouse precisano che per Dieuzaide questi incarichi rappresentavano qualcosa di più di semplici lavori commerciali: gli permettevano di trascorrere settimane immerso in una cultura, osservandone la storia, la società, il paesaggio e le tradizioni.

nell’ entroterra sardo. Sardegna, giugno, 1956.

Negli anni Cinquanta Dieuzaide si trovava nel pieno della sua stagione umanista: più che i monumenti isolati, gli interessavano il lavoro dell’uomo, i mestieri, i volti, i rapporti fra le persone, i rituali religiosi e sociali e il modo in cui l’uomo abitava il territorio. Un’isola come la Sardegna, nella quale modernità e società tradizionale convivevano ancora in modo visibile, costituiva quindi un soggetto straordinariamente adatto al suo linguaggio fotografico.


La scelta editoriale della Sardegna era inoltre perfettamente compatibile con le inclinazioni del fotografo. Dieuzaide era profondamente attratto dal Mediterraneo e da quella che nelle presentazioni successive delle sue opere viene definita la “luce del Sud”. Dieuzaide non cercava soltanto luoghi spettacolari, ma la luce capace di dare importanza a un volto, a un gesto quotidiano, a un mestiere o a un semplice dettaglio della vita.



Ricostruire oggi il viaggio giorno per giorno non è semplice. Il lavoro di ricerca compiuto per la grande mostra del 2026 a Nuoro ha però permesso di delinearne con una certa precisione l’estensione geografica. Dieuzaide attraversò l’isola nel giugno 1956, toccando Sassari, Castelsardo, Alghero e Bosa e proseguendo attraverso la Gallura, il Campidano e il Sulcis-Iglesiente. Si trattò quindi di un reportage concepito su scala regionale, non di un soggiorno limitato a poche località turistiche.

Alcune fotografie e stampe oggi catalogate consentono di aggiungere località precise a questo itinerario. A Sorso, poco distante da Sassari, Dieuzaide realizzò alcune foto del paese e della sua gente la domenica mattina, mentre a Oliena fotografò uomini e donne in abiti tradizionali e scene di paese; i suoi scatti olianesi sono registrati semplicemente come “Oliena. Sardaigne, 1956“. A Castelsardo realizzò diverse fotografie tra cui una donna alla finestra della propria casa, con il bucato mosso dal vento: una scena semplicissima che sintetizza bene la sua capacità di trasformare la quotidianità in racconto.





Due uomini di Oliena (Nuoro) indossano il tradizionale abito maschile sardo, caratterizzato dal tipico copricapo chiamato “sa berritta” e dalle caratteristiche ghette in orbace nero sopra i pantaloni bianchi di tela. Jean Dieuzaide in Sardegna, giugno 1956.
Ad Alghero il suo obiettivo si soffermò sul rapporto tra comunità e mare. Fra le fotografie conservate e circolate sul mercato fotografico figura “Pêcheurs de corail. Bosa, Sardaigne, 1956“, dedicata ai pescatori di corallo. Nel sud dell’isola documentò, invece, le saline di Cagliari, come testimonia la stampa “Les Salines.Cagliari, Sardaigne, 1956“. Sono immagini importanti perché mostrano quanto il reportage non fosse costruito soltanto sul folklore: Dieuzaide fotografava contemporaneamente ambiente, lavoro e organizzazione economica del territorio.



“Pescatori di coralli, Sardegna, 1956” . Le fotografie sono state scattate nel porto di Alghero, località rinomata proprio come il centro nevralgico della Riviera del Corallo.


Lungo gli spostamenti fra costa e interno, l’interesse di Dieuzaide si allargò all’archeologia e al paesaggio; nelle campagne incontrò pastori e agricoltori, nei centri costieri pescatori e lavoratori dei porti. La pubblicazione dedicata al reportage nel 2008 descrive un fotografo che, con la Rolleiflex quasi costantemente sul petto, passava con naturalezza dal ritratto al paesaggio, dai porti alle zone interne, dai contadini ai pescatori, dai riti alle tradizioni, cercando di costruire in pochissimo tempo una sorta di ritratto complessivo dell’isola.


vasta pianura della Nurra e nelle campagne circostanti, situate nella provincia di Sassari. Jean Dieuzaide in Sardegna, giugno 1956.

Non bisogna però interpretare questa ricerca come un censimento etnografico scientificamente neutrale. Dieuzaide era un autore e componeva consapevolmente la propria Sardegna. Proprio su questo insiste la rilettura critica contemporanea del suo archivio: le fotografie sono documenti preziosi di ciò che esisteva davanti all’obiettivo, ma allo stesso tempo rappresentano il risultato di una selezione, di un punto di vista e delle esigenze dell’editoria turistica francese degli anni Cinquanta. La mostra del 2026 ha infatti messo accanto alle fotografie definitive anche negativi, provini, annotazioni e materiali preparatori, proprio per mostrare la distanza fra ciò che Dieuzaide vide, ciò che fotografò e ciò che l’editore, infine, scelse di pubblicare.

Uno degli aspetti più affascinanti del viaggio di Jean Dieuzaide in Sardegna è la relativa semplicità dell’attrezzatura. Le fonti legate alla retrospettiva del 2008 ricordano che egli percorse l”isola munito essenzialmente di una Rolleiflex. La macchina biottica, utilizzata all’altezza del petto guardando nel mirino a pozzetto, si adattava perfettamente al suo modo di lavorare. Era meno aggressiva di una macchina portata continuamente all’occhio e gli permetteva di inserirsi nelle scene quotidiane mantenendo una maggiore discrezione.

È probabilmente anche per questo che tanti suoi personaggi appaiono naturali. Non sembrano “modelli” convocati per rappresentare la Sardegna, ma uomini, donne e bambini incontrati lungo la strada. Vecchi seduti davanti alle case, donne alla finestra, persone che conversano nelle strade di paese, lavoratori, pescatori e greggi diventano elementi di un grande racconto collettivo. Persino il bucato steso al vento o una domenica mattina a Sorso acquistano dignità fotografica.

Dieuzaide trovò nell’isola quella luce mediterranea che aveva già sperimentato in Spagna, Portogallo e Turchia. Le sue fotografie in bianco e nero costruiscono continuamente contrasti fra muri chiari, abiti scuri, strade battute dal sole e profondità d’ombra. È una Sardegna lontana dall’immagine balneare che sarebbe diventata predominante nei decenni successivi: il mare compare, ma non domina. Il vero soggetto è soprattutto il rapporto fra persone, territorio e tradizione. La lettura proposta dal Centre national des arts plastiques definisce questo corpus di fotografie una testimonianza di una Sardegna ancora precedente ai grandi sconvolgimenti industriali che l’avrebbero successivamente interessata.

Proprio qui risiede oggi una parte enorme del suo valore documentario. Dieuzaide arrivò in un momento di passaggio. Fotografò strutture sociali, mestieri, abiti e rituali che sarebbero cambiati rapidamente negli anni successivi, ma lo fece senza la sistematicità dell’antropologo: il suo obiettivo rimaneva quello del fotografo umanista, interessato alla dignità della persona, alla luce, alla geometria della scena e alla capacità narrativa di un gesto.

2. Dal viaggio al libro “Sardaigne” pubblicato nel 1957.
Il risultato editoriale del viaggio di Jean Dieuzaide in Sardegna apparve già l’anno successivo. Nel 1957 Arthaud pubblicò “Sardaigne“, con testo di Antonio Borio, allora direttore dell’ente turistico sardo, e prefazione di Antonio Segni. Il volume contava circa 192 pagine e organizzava la scoperta dell’isola in nove itinerari, accompagnati da una carta e da numerose fotografie in rotocalco. Una descrizione bibliografica dell’edizione registra 73 tavole fuori testo, compresa la carta iniziale, mentre il volume annunciava complessivamente circa ottanta immagini.

Ma il volume “Sardaigne“, pubblicato nel 1957, conteneva solo una piccola selezione degli scatti realizzati da Dieuzaide in Sardegna l’anno prima. Molte altre immagini rimasero inedite per decenni, catalogate nell’archivio dell’editore. Solo le mostre e pubblicazioni successive hanno permesso di riscoprire l’intero straordinario reportage, oggi considerato una preziosa testimonianza visiva della Sardegna degli anni Cinquanta.

Infatti, non tutte le immagini del volume “Sardaigne” del 1957 erano di Dieuzaide. Il Ministero della Cultura, nel dossier relativo al progetto ” YAN 1956 “, precisa che del vastissimo reportage realizzato dal francese soltanto una trentina di fotografie vennero allora pubblicate. Questo dato è decisivo per comprendere l’importanza delle successive riscoperte: il pubblico del 1957 conobbe solo una piccola porzione di ciò che Yan aveva realmente prodotto durante quelle due settimane.

Esiste, inoltre, un secondo libro del 1957 legato, indirettamente ma in maniera molto interessante, a quelle fotografie: “Sicile, Îles Éoliennes, Sardaigne” dello scrittore e viaggiatore Albert t’Serstevens, sempre pubblicato da Arthaud. Il volume era principalmente il racconto del viaggio compiuto dallo scrittore con Amandine Doré, ma nella sezione sarda furono inserite anche fotografie firmate “Yan, Toulouse”, cioè Jean Dieuzaide.

Le edizioni oggi catalogate di questo secondo libro, attribuiscono infatti a Yan il ruolo di illustratore accanto ad altri fotografi; fra le sue immagini del libro specificamente identificate compaiono un uomo ed alcune donne di Oliena. È un dettaglio interessante perché dimostra come gli scatti del reportage di DIeuzaide cominciassero subito a circolare anche al di fuori del libro “Sardaigne” per cui erano stati principalmente commissionati.

3. La riscoperta: il fondo sardo dell’ISRE, le mostre del 2008 e l’esposizione “Sardaigne ,1956“.
Per molti decenni, tuttavia, gran parte degli scatti di Jean Dieuzaide in Sardegna rimasero molto meno conosciuti delle immagini più celebri del fotografo. La svolta arrivò nel 2006, tre anni dopo la morte di Deuzaide, quando la Regione Autonoma della Sardegna acquisì dagli eredi una parte molto importante dei materiali prodotti durante il viaggio: album, negativi, stampe e altri documenti. Il nucleo venne affidato all’ ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro, diventando uno dei fondi fotografici più preziosi dell’istituzione.



Due uomini indossano la tradizionale maschera carnevalesca detta “ su Merdule “ a Ottana, in provinicia di Nuoro. La maschera è intagliata a mano nel legno, e fa parte dei riti antichi sardi che rappresentano il rapporto e il conflitto tra l’uomo e la natura e l’istinto animale. Jean Dieuzaide in Sardegna ,1956.

Un fatto curioso riguarda ciò che avvenne dopo questa acquisizione. Gli Archives municipales de Toulouse spiegano che gli eredi di Dieuzaide ricostituirono successivamente un’altra raccolta utilizzando anche immagini che il fotografo aveva in un primo momento escluso dalla propria selezione. Per questo, oggi, la storia archivistica del reportage è divisa fra Sardegna e Tolosa: da una parte l’importante corpus conservato dall’ISRE, dall’altra materiali appartenenti al grande Fonds Jean Dieuzaide degli Archives municipales. Questa doppia conservazione ha reso possibile una lettura più completa del processo creativo del fotografo.

Nel 2008 le fotografie realizzate da Jean Dieuzaide in Sardegna nel giungo 1956, tornarono con forza all’attenzione del pubblico. Il reportage fu presentato in Corsica nel contesto del progetto < Isuli sureddi, Corsica-Sardegna, deux îles en miroir >. Il Centre national des arts plastiques registra l’esposizione “Sardaigne 1956“, organizzata con 38 fotografie inedite in bianco e nero, dal 28 giugno 2008 al 21 marzo 2009 presso il Centre Méditerranéen de la Photographie di Bastia. Parallelamente, il Musée de la Corse di Corte documenta il progetto < Isuli sureddi > dal 28 giugno al 30 dicembre 2008.


In occasione del progetto < Isuli sureddi > del 2008 fu pubblicato anche un piccolo, ma importante, catalogo “Sardaigne 1956”, a cura del Musée de la Corse: 26 pagine, fotografie di Jean Dieuzaide e testo di Michel Dieuzaide, figlio dell’autore. Il catalogo insiste proprio sulla rapidità dell’impresa: quindici giorni per percorrere l’isola con una Rolleiflex e tentare di fissarne contemporaneamente paesaggi, visi, mestieri e tradizioni.

4.“YAN, 1956”: la grande mostra di Nuoro del 2026.
A settant’anni esatti dal viaggio, il reportage di Jean Dieuzaide in Sardegna nel giugno del 1956, è stato oggetto di una importante rivalutazione. Dall’ 11 giugno al 15 settembre 2026, il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde di Nuoro ha ospitato < YAN, 1956. Jean Dieuzaide e il suo viaggio in Sardegna >, mostra promossa dall’ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro) e curata dalla storica della fotografia Elisa Medde, in collaborazione con gli Archives Municipales de Toulouse.

Il progetto è stato particolarmente significativo perché non ha presentato soltanto una scelta di belle fotografie. Ha riportato alla luce centinaia di negativi, stampe, diapositive, provini a contatto e materiali originali, in molti casi mostrati pubblicamente per la prima volta. L’obiettivo era ricostruire l’intero processo: il viaggio, la sequenza degli scatti, le immagini scartate, quelle selezionate e infine quelle pubblicate nel 1957. Il progetto è stato uno dei vincitori di Strategia Fotografia 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con un contributo di 63.500 euro.

La mostra ha prodotto anche il volume che oggi costituisce probabilmente il riferimento più completo per chi voglia studiare questo episodio della carriera di Dieuzaide: “YAN 1956. Jean Dieuzaide e il suo viaggio in Sardegna – Et son voyage en Sardaigne”, curato da Elisa Medde e pubblicato da
Umberto Allemandi nel 2026. È un grande volume cartonato di 208 pagine, illustrato, bilingue italiano-francese, formato circa 31 × 34 centimetri. Rispetto al libro turistico del 1957 non si limita quindi a riproporre le fotografie più note, ma rilegge criticamente l’intero corpus alla luce dell’archivio.

5.Jean Dieuzaide in Sardegna – Un viaggio breve diventato un documento storico.
La particolarità del lavoro sardo di Jean Dieuzaide sta forse proprio nella sproporzione fra il tempo impiegato e ciò che è stato prodotto ed è arrivato fino ad oggi. Quindici giorni sembrano pochissimi per descrivere un’isola complessa come la Sardegna; eppure Dieuzaide riuscì a costruire un archivio di tale ricchezza che, settant’anni più tardi, continua a essere studiato, catalogato, pubblicato ed esposto.

Jean Dieuzaide arrivò in Sardegna per assolvere una commissione editoriale e realizzare fotografie adatte a un libro destinato ai viaggiatori francesi. Ripartì con qualcosa di molto più grande: un ritratto corale di un’isola sospesa fra continuità e cambiamento. Nelle sue immagini la Sardegna non è costituita soltanto da paesaggi spettacolari o costumi tradizionali. È fatta della donna affacciata alla finestra di Castelsardo, della domenica mattina a Sorso, degli abitanti di Oliena, dei pescatori di Bosa, delle saline di Cagliari, dei greggi sulle strade e dei piccoli gesti osservati durante gli spostamenti. Proprio questi frammenti rendono oggi il reportage tanto prezioso.

La riscoperta degli ultimi anni ha, inoltre, modificato profondamente la conoscenza di quel viaggio. Il libro “Sardaigne” del 1957 mostrava solo una frazione del lavoro; l’acquisizione del fondo da parte della Sardegna nel 2006, la mostra tenutasi nel 2008 e soprattutto il progetto <YAN 1956 > del 2026 hanno permesso di tornare ai negativi, ai provini e alle sequenze originali. In questo modo possiamo osservare non soltanto la Sardegna che Jean Dieuzaide fotografò, ma anche il modo in cui egli la cercò, la selezionò e infine contribuì a trasformarla in un’immagine destinata al pubblico europeo.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più moderno e affascinante del viaggio di Jean Dieuzaide in Sardegna: non soltanto una testimonianza dell’isola nel 1956, ma un capitolo importante della storia dell’isola e di come la fotografia ha costruito l’immaginario della Sardegna nel secondo Novecento.

Per scoprire gli altri reportage, dalla Liberazione di Tolosa nel 1944, alle immagini iconiche di Salvador Dalì, al viaggi in Spagna e Portogallo, Turchia, ecc., leggi anche l’articolo : Jean Dieuzaide : immagini celebri, incontri straordinari e curiosità di un fotografo ancora tutto da scoprire.
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