Seppur poco conosciuto rispetto ad altri fotografi, Kees Scherer, che è stato uno dei fondatori del “World Press Photo”, ci ha lasciato delle immagini straordinarie della sua Olanda e del resto del Mondo, ancora oggi di una suggestiva bellezza nella loro semplicità compositiva.
Kees Scherer nacque il 16 aprile 1920 al “Jordaan”, un caratteristico quartiere di Amsterdam, e quando ancora era un ragazzino entrò in possesso di una macchina fotografica Agfa con la quale cominciò ad interessarsi alla sua più grande passione, che lo accompagnerà per tutta la vita, la Fotografia.

Dopo la liberazione dell’Olanda nel 1945, Scherer iniziò a lavorare come fotografo freelance per vari giornali e riviste olandesi, realizzando spettacolari reportage come quello sulle disastrose inondazioni in Olanda nel 1953 e quello sulla rivolta Ungherese. Al suo paese ed alla sua città natale, Amsterdam, rimarrà sempre legato, seguendone l’evoluzione, i cambiamenti di costume e le trasformazioni, soprattutto nel periodo degli anni ’50-’60, scattando centinaia di foto raccolte in più libri fotografici.

Kees Scherer ha saputo catturare l’anima di Amsterdam con un occhio attento e sensibile. Egli si affermò proprio come fotografo di strada, documentando la vita quotidiana nella capitale olandese, con uno stile sobrio ma profondamente umano. Le sue immagini in bianco e nero restituiscono l’atmosfera della città negli anni ‘50 e ‘60, mostrando una realtà ancora segnata dalla guerra, ma viva e in trasformazione. Attraverso i suoi scatti, Scherer offre uno spaccato autentico di vicoli, canali e volti, colti con grande delicatezza. La sua Amsterdam non è solo un luogo fisico, ma uno stato d’animo.

Nei suoi lavori, Scherer dimostra una straordinaria capacità di cogliere la bellezza nascosta dietro la normalità. Le scene che ritrae – bambini che giocano sotto la pioggia, donne che stendono il bucato, tram che scivolano tra nebbie mattutine – sembrano piccole poesie visive. Ogni fotografia è costruita con cura nella composizione e nella luce, ma senza artifici: l’obiettivo è raccontare, non stupire. Questo approccio quasi documentaristico ma sempre empatico ha fatto di lui un punto di riferimento per generazioni di fotografi. Le sue immagini ci parlano ancora oggi, con una forza che viene dall’autenticità.

Nel 1955 insieme al suo amico e collega Bram Wisman, Kees Scherer fondò il “World Press Photo” con l’intento di “sostenere la fotografia professionale su scala internazionale, stimolare lo sviluppo del fotogiornalismo, incoraggiare il trasferimento delle conoscenze e di promuovere uno scambio libero e senza restrizioni di informazioni”. Il World Press Photo è cresciuto ogni anno e oggi è uno dei più grandi eventi internazionali di Fotografia, con circa 15.000 iscritti ogni anno provenienti da 70 paesi del Mondo.

Nei decennni seguenti Kees Scherer continuò a lavorare come fotogiornalista viaggiando per tutto il Mondo e realizzando fotografie e reportage per le riviste olandesi Margriet e Avenue. Inoltre pubblicò più di 20 libri fotografici improntati su progetti personali. Tra questi, come già ricordato, ci sono le raccolte fotografiche sulla città di Amsterdam, che occuperà sempre un posto speciale nel suo cuore e nella sua vita; Le sue foto della Amsterdam degli anni ’50-’60 sono spesso oggetto di mostre ed esposte in luoghi istituzionali della città, come testimonianza storica dei cambiamenti che essa ha subito nel corso della seconda metà del secolo scorso.




Grande fascino hanno su Kees Scherer le dinamiche che la luce esercita sulla composizione fotografica, tecnica che lui chiama di “Back Lighting“, ossia “retroilluminazione” con il gioco di luci ed ombre che spesso diventano vere e proprie silhouette con solo il bianco e il nero, senza nessun contrasto intermedio. Per cui , ogni volta che ne ha l’occasione, realizza immagini create in Back Lighting, ancora oggi di una suggestiva bellezza nella loro semplicità compositiva.






In molte delle sue fotografie si evince che a Kees Scherer non interessava tanto il contenuto o il soggetto, egli non voleva raccontare un avvenimento o un fatto, la sua era un’esplorazione alla ricerca dell’essenza dell’immagine, era più un lavoro poetico che aneddotico. Questo concetto è ben visibile nelle foto che possiamo dire “crepuscolari” che catturano gli ultimi momenti di luce solare avvolgendo il soggetto in una tenue atmosfera dando all’immagine un’aura poetica.




Nel corso degli anni ‘50 Kees Scherer viaggia per l’Europa e per il mondo realizzando reportage in vari paesi. Tra questi la Francia, l’Austria, la Grecia, l’Egitto, il Marocco, l’Italia (dal 1959 al 1964 ), il Messico e gli Stati Uniti. Ovunque va, ritorna con delle immagini uniche dove la perizia tecnica si fonde con la sua visione poetica, istantanee di persone e avvenimenti per la strade del mondo, un sorriso, un’espressione, un semplice gesto come camminare o bere ad una fontana, diventano nelle sue immagini dei momenti straordinari, degni di essere consegnati alla memoria del tempo.









I paesaggi, le montagne, le valli, la neve e il mare, sembrano mettersi in posa al passaggio di Kees Scherer con la sua macchina fotografica. Tanto sembrano perfetti , come se aspettassero l’arrivo di Scherer per essere immortalati in quel preciso istante, quando la loro bellezza traspare al massimo della loro potenzialità.




A metà degli anni Sessanta Kees Scherer sperimenta anche la pellicola a colori, tra i primi fotografi ad utilizzarla, perchè la maggior parte erano restìi e continuarono ancora per un pò ad usare il bianco e nero. Le foto a colori che realizza sono istantanee di strada, senza un progetto preciso, ma solo, appunto, con l’intento della sperimentazione di un nuovo e moderno linguaggio visivo-comunicativo.


Nonostante le sue splendide fotografie Kees Scherer non ha goduto di una fama internazionale come quella di molti suoi colleghi, anche se è molto popolare nel suo paese, l’Olanda. Lo stesso giorno che il suo libro ” Zuiderzee, dood water, nieuw leven” (“Zuiderzee, acqua morta, nuova vita”) fu pubblicato, Kees Scherer fu colpito da un ictus. Da allora non fu più in grado di parlare, scrivere o fare fotografie. Fu ricoverato nell’ospedale di Amstelveen, dove morì il 19 gennaio 1993.

Il valore del lavoro di Kees Scherer è oggi riconosciuto a livello internazionale, anche grazie all’archivio della Nederlands Fotomuseum che conserva gran parte della sua opera. Le sue fotografie di Amsterdam costituiscono un patrimonio visivo e culturale inestimabile, capace di far dialogare memoria e presente. Guardando i suoi scatti, possiamo riscoprire una città che esiste forse solo nella memoria collettiva, ma che continua a vivere attraverso le sue immagini. Scherer ci ha regalato un ritratto sincero di Amsterdam, fatto di luci soffuse, umanità e quotidianità condivisa: una testimonianza preziosa di un’epoca ormai passata, ma mai dimenticata.
E’ difficile trovare in vendita stampe dei libri fotografici di Kees Scherer, soprattutto fuori dall’Olanda. . Un’ampia panoramica delle sue fotografie, suddivise per Album Tematici, puoi vederle sulla pagina Facebook Best of Photography ( album 168 / 168a / 168b / 168c / 168d / 168e / 168f / 168g ).







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