43. Nadar : il fotografo che rivoluzionò il ritratto, conquistò il cielo e illuminò le profondità di Parigi

da | Ago 9, 2026 | Ultimo Articolo | 0 commenti

“ Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare”. (Nadar)

1.autoritratto nadar 1855
Nadar. Autoritratto, 1855.


Indice dei contenuti

  1. La formazione di Nadar e i suoi mille interessi.
  2. Gli inizi come fotografo, il suo studio a Parigi e i primi ritratti “vellutati”.
  3. Il sogno di fotografare il mondo dall’alto : le prime fotografie aeree di Parigi.
  4. L’esplorazione delle catacombe e delle fogne di Parigi.
  5. Il primo servizio Fotogiornalistico moderno: l’intervista allo scienziato Michel-Eugène Chevreul.
  6. Il primo servizio Fotografico moderno : i ritratti scenografici di Pierre Savorgnan de Brazzà.
  7. Gli ultimi lavori e il passaggio dello studio al figlio Paul Nadar.
  8. Il lascito di Nadar, il visionario che trasformò la Fotografia in Arte.


Gaspard Félix Tournachon nacque il 6 aprile 1820 a Parigi in una famiglia della media borghesia. Il padre era un editore e libraio, attività che permise al giovane Félix di crescere circondato dai libri, dalle idee e dal fermento culturale della capitale francese. La morte prematura del padre cambiò profondamente la sua vita. Costretto ad abbandonare gli studi universitari di medicina, iniziò presto a lavorare per mantenere la famiglia. Questa necessità economica lo portò a sviluppare una straordinaria capacità di adattamento che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza.

2.fratello di Nadar Adrien
Il fratello Adrien Tournachon (1825-1903), detto “Nadar Junior”, fotografato da Nadar.

Il suo celebre pseudonimo “Nadar” nacque quasi per scherzo. Tra gli amici bohémiens era consuetudine aggiungere il suffisso “-dar” ai cognomi. Da “Tournadar” si arrivò rapidamente a “Nadar”, un nome breve, sonoro e facilmente riconoscibile. Quel soprannome sarebbe presto diventato uno dei marchi artistici più celebri della storia della fotografia. Negli anni giovanili Nadar svolse i mestieri più disparati: giornalista, redattore, autore teatrale, illustratore, caricaturista, editore e scrittore. Nessuna di queste attività fu però un semplice ripiego. Ognuna contribuì a costruire quella sensibilità artistica e psicologica che più tardi avrebbe applicato alla fotografia.

3.Mime Debureau Pierrot foto di Gaspard Felix Tournachon alias Nadar e Adrien Tournachon alias Nadar i
Il mimo Debureau-Pierrot, foto di Gaspard Felix Tournachon alias Nadar e Adrien Tournachon alias Nadar junior.


Prima ancora della macchina fotografica, il principale strumento artistico di Nadar era la matita. Le sue caricature erano celebri per l’abilità nel cogliere la personalità dei soggetti attraverso pochi tratti essenziali. Tra il 1854 e il 1858 lavorò al gigantesco progetto del Panthéon Nadar, una monumentale litografia composta da centinaia di ritratti caricaturali dedicati ai più importanti intellettuali francesi. L’opera richiese anni di lavoro e testimonia la sua attitudine a cercare, non la semplice somiglianza fisica del soggetto, ma l’espressione del carattere. Questa capacità di osservazione psicologica sarebbe diventata il fondamento della sua futura fotografia.

4.Auguste Luchet 1806 – 1872 drammaturgo giornalista romanziere e scrittore francese ritratto da Nadar nel 1855 circa
Auguste Luchet (1806 – 1872), drammaturgo, giornalista, romanziere e scrittore francese, ritratto da Nadar nel 1855 circa.

Negli anni Quaranta dell’Ottocento Parigi rappresentava uno dei principali centri culturali del mondo. Caffè letterari, teatri, salotti artistici e redazioni giornalistiche costituivano un ambiente vivace nel quale giovani intellettuali discutevano di politica, arte e letteratura. Nadar frequentò questi ambienti con entusiasmo, stringendo amicizia con scrittori, poeti, pittori e giornalisti destinati a diventare protagonisti della cultura francese. Questa rete di relazioni gli consentì, anni dopo, di fotografare praticamente tutta l’élite culturale dell’epoca.

5.Emile Augier 1820 1889 drammaturgo francese ritratto da Nadar a meta Ottocento
Emile Augier (1820-1889), drammaturgo francese, ritratto da Nadar a metà Ottocento.


Intorno al 1853 Nadar iniziò ad avvicinarsi seriamente alla fotografia. All’epoca il nuovo mezzo era ancora considerato principalmente una curiosità tecnica. Molti fotografi lavoravano come semplici artigiani, limitandosi a riprodurre fedelmente l’aspetto dei clienti. Nadar intuì invece che la fotografia poteva diventare una forma d’arte autonoma. Nel 1860 aprì il suo famoso atelier al 35 Boulevard des Capucines, destinato a diventare uno dei luoghi simbolo della cultura parigina. L’edificio era immediatamente riconoscibile grazie alla gigantesca insegna rossa con la scritta “NADAR“, visibile da grande distanza.

5.Lo studio di Nadar al 36 del boulevard des Capucines. Parigi in cui nel 1874 avvenne la prima most
Lo Studio fotografico di Nadar al 35 Boulevard des Capucines a Parigi non era soltanto un laboratorio fotografico. Era un punto d’incontro per artisti, scrittori, attori, musicisti, scienziati, giornalisti e uomini politici. Entrare nello studio di Nadar significava partecipare alla vita culturale della capitale francese. Nel 1874 proprio questi locali ospitarono anche la prima mostra degli Impressionisti destinata a cambiare la storia della pittura.

Mentre molti fotografi costringevano i clienti a lunghe pose rigide, Nadar preferiva conversare con loro. Parlava, scherzava, raccontava episodi divertenti, osservava le espressioni del volto e attendeva il momento in cui emergeva la vera personalità del soggetto. Solo allora realizzava lo scatto. Per lui il fotografo non doveva limitarsi a vedere un volto, ma doveva riuscire a cogliere l’anima della persona. Secondo lui un ritratto riuscito non dipendeva dalla perfezione tecnica, ma dalla capacità del fotografo di instaurare un rapporto umano con il soggetto. Questa intuizione avrebbe rivoluzionato per sempre il ritratto fotografico.

7.louis jacques daguerre Pittore francese inventore del diorama e del dagherrotipo 1837 co inventore 1
Ritratto di Louis-Jacques Daguerre, pittore francese inventore del diorama e del dagherrotipo (1837), co-inventore della Fotografia.

Dal punto di vista tecnico Nadar privilegiava la luce naturale proveniente da grandi finestre e lucernari. Eliminava ogni elemento decorativo superfluo. Lo sfondo risultava essenziale, quasi neutro. L’attenzione dello spettatore veniva così concentrata esclusivamente sul volto, sugli occhi e sull’espressione del soggetto. Questa scelta, oggi apparentemente semplice, costituiva una vera rivoluzione rispetto ai fondali teatrali e agli arredi elaborati molto diffusi nella fotografia dell’epoca.

8.Isaac Adolphe Cremieux 1796 – 1880 avvocato e politico francese ritratto da Nadar nel 1856
Isaac Adolphe Cremieux ( 1796 – 1880), avvocato e politico francese, ritratto da Nadar nel 1856.

Molti storici della fotografia considerano proprio Nadar il padre del ritratto psicologico fotografico moderno. Le sue immagini rinunciano agli effetti spettacolari per concentrarsi sulla forza dello sguardo. La fotografia smette così di essere semplice registrazione della realtà e diventa interpretazione dell’essere umano. Questo approccio influenzerà profondamente generazioni di fotografi del Novecento, da August Sander a Richard Avedon, da Irving Penn fino ai grandi ritrattisti contemporanei.

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Mikhail Bakunin, rivoluzionario russo e teorico dell’anarchismo, ritratto da Nadar a metà Ottocento.

Nel giro di pochi anni lo studio di Nadar accolse alcuni dei più importanti protagonisti della cultura europea. Davanti alla sua macchina fotografica posarono Victor Hugo, Alexandre Dumas, Sarah Bernhardt, Gustave Courbet, Édouard Manet, Hector Berlioz, Franz Liszt, Gioachino Rossini, George Sand e numerose altre personalità. Ogni ritratto cercava qualcosa di diverso: non l’apparenza, ma l’individualità. Per questo motivo i ritratti di Nadar continuano ancora oggi a trasmettere una sorprendente sensazione di vicinanza con persone vissute oltre centocinquant’anni fa.

10.Ritratto di Gustave Eiffel 1823 1923 ingegnere francese
Ritratto dell’ingegnere francese Gustave Eiffel (1823-1923).

Nel periodo tra il 1855 e il 1860 Nadar esegue una serie di splendidi ritratti di personaggi suoi contemporanei dimostrando in questo tipo di immagine una capacità creativa e una sensibilità certamente fuori dal comune. Sono i ritratti “vellutati” effettuati nello studio di Rue Saint-Lazare, considerati i veri capolavori di Nadar. Se si pensa poi che l’attrezzatura da lui utilizzata era una fotocamera da studio per lastre al collodio che richiedeva un tempo minimo di posa intorno ai 2 minuti, si capisce la sua genialità, che gli valse l’appellativo di “ Tiziano della fotografia”.

14.eugene emmanuel viollet le duc 1878
Ritratto dell’architetto Eugene Emmanuel Viollet-le-Duc, 1878. Foto Atelier Nadar.


A partire dal 1860 l’attività di ritrattista di Nadar si ridusse molto perché egli fu assorbito in altri progetti. Per questo è difficile distinguere, per molti ritratti eseguiti a partire dal 1860, se siano stati realizzati da Nadar o dal figlio Paul, che gli era subentrato nello Studio Fotografico, visto che molti ritratti sono firmati semplicemente “Atelier Nadar”. Un termine di distinzione è quello di considerare il fatto che Nadar usasse sempre uno sfondo neutro ed un’illuminazione delicata per eseguire i suoi ritratti, mentre Paul Nadar tendeva ad utilizzare elementi decorativi per lo sfondo, come colonne finte, tendaggi o arredi teatrali. Per questo si può affermare che il ritratto di Giuseppe Garibaldi del 1870 è senza dubbio realizzato da Nadar.

15.Giuseppe Garibaldi 1870
Il patriota, militare, politico italiano Giuseppe Garibaldi (1807-1882) fotogrfato da Nadar nel 1870.



Se i ritratti avevano già consacrato Nadar come uno dei più grandi fotografi del suo tempo, il suo carattere inquieto e la sua inesauribile curiosità lo spinsero presto verso una nuova sfida: osservare il mondo da una prospettiva mai vista prima. Nella metà dell’Ottocento il volo era ancora un’impresa straordinaria. Gli aerostati a idrogeno rappresentavano l’unico mezzo capace di sollevarsi stabilmente nel cielo, ma venivano utilizzati quasi esclusivamente per dimostrazioni scientifiche o spettacoli pubblici. Per Nadar, invece, il pallone aerostatico divenne un laboratorio volante.

15. Autoritrattoa di nadar in aerostato
14.Autoritratto di Nadar nella Gondola del palloneaerostatico nel suo studio 3
16.Autoritratto di Nadar nella Gondola del palloneaerostatico nel suo studio
13.Autoritratto di Nadar nella Gondola del palloneaerostatico nel suo studio 2

Autoritratti di Nadar in mongolfiera realizzati nel suo Studio di Parigi.


Se vi siete imbattuti in qualche celebre fotografia dove Nadar, con cappello a cilindro e binocolo, sta in piedi nel cesto di una mongolfiera che fluttua in cielo, e siete stati tratti in inganno pensando che fosse un’immagine reale, dovete sapere che in realtà è una messa in scena a fini pubblicitari, realizzata nel suo studio all’ultimo piano del numero 35 di Boulevard des Capucines. A confermarlo è un altro autoritratto dove Nadar posa con la moglie Ernestine nella stessa cesta e si vede bene che le nuvole sono uno sfondo dipinto e il cesto pende in sicurezza a pochi centimetri dal pavimento.

17.Autoritratto con la moglie Ernestine in una gondola a mongolfiera
Nadar, con la moglie Ernestine, posa nel suo Studio in una cesta, simulando un volo in mongolfiera.

La passione per il volo di Nadar era dovuta al fatto che egli era convinto che la fotografia non dovesse limitarsi a riprodurre ciò che l’occhio umano vedeva quotidianamente, ma potesse rivelare prospettive completamente nuove. Così nel 1855 gli venne l’idea di fotografare Parigi dall’alto. Ci vorranno tre anni di prove prima di riuscire a produrre la prima immagine aerea, una vista di Petit-Becetre, un paesino alle porte di Parigi, ripresa da un pallone aerostatico frenato a 80 metri di altezza, che però non si è conservata. Fortunatamente altre foto aeree realizzate da un aerostato nei cieli di Parigi, sempre nel 1858, sono giunte fino a noi e sono considerate le prime fotografie aeree della Storia.

18.Felix Nadar First aerial photography 1858
Veduta di Parigi dall’alto, 1858. Foto di Nadar.

Per la prima volta nella storia una città poteva essere osservata attraverso una prospettiva completamente diversa da quella del passante. Le strade diventavano linee geometriche, gli edifici si trasformavano in figure regolari, i grandi boulevard apparivano come arterie che attraversavano l’intero tessuto urbano. Era una visione quasi astratta, capace di modificare profondamente il modo stesso di percepire la città. Questa nuova prospettiva avrebbe avuto enormi conseguenze nei decenni successivi, influenzando urbanisti, geografi, architetti, militari e cartografi. Oggi siamo abituati alle immagini riprese da aerei, elicotteri, satelliti e droni, ma nel 1858 quella visione era semplicemente impensabile.

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Veduta di Parigi dall’alto, 1868 circa. Foto di Nadar.

L’impresa fu estremamente complessa. Le macchine fotografiche dell’epoca erano grandi, pesanti e delicate; le lastre al collodio umido dovevano essere preparate immediatamente prima dello scatto e sviluppate in tempi brevissimi. Le continue oscillazioni del pallone rendevano inoltre difficilissimo mantenere stabile l’apparecchio fotografico durante le lunghe esposizioni richieste dai materiali sensibili dell’epoca. Trasportare tutto il laboratorio all’interno di un pallone aerostatico rappresentava una vera sfida tecnica. Molte immagini andarono perdute, altre risultarono mosse o inutilizzabili. Tuttavia, dopo numerosi tentativi, Nadar riuscì a ottenere fotografie straordinarie del territorio francese viste dall’alto.

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L’aerostato “Il Gigante” ( Le Giant) di Nadar alla periferia di Parigi nel 1863, preparativi prima del decollo.


L’interesse di Nadar per l’aeronautica non si limitò alla fotografia. Nel 1863 fece costruire un enorme pallone aerostatico chiamato Le Géant (“Il Gigante”), alto circa 60 metri e con un volume di gas di oltre seimila metri cubi. Era uno degli aerostati più grandi mai realizzati fino a quel momento. La”gondola” ( o navicella) non era un semplice cesto di vimini aperto, ma una struttura di legno compartimentata che misurava diversi metri quadrati ed era sorprendentemente confortevole per l’epoca: comprendeva cabine, letti, tavoli, una piccola cucina e spazi destinati ai lunghi viaggi. Le Géant era concepita a tutti gli effetti come una vera e propria casa volante a due piani.

21.Le Neptune Place Saint Pierre a Montmartre 23 settembre 1870 Nadar Le Geant. Champ de Mars 1863
L’aerostato Le Gèant di Nadar in una piazza di Parigi il 23 settembre 1870.

Con Le Géant Nadar fece diverse escursioni sopra Parigi e queste imprese aeree ispirarono l’amico Jules Verne nella scrittura del romanzo “Cinque Settimane in Pallone” scritto nel 1862 e nella creazione del personaggio di Michel Ardan (anagramma di Nadar) uno dei protagonisti del romanzo di fantascienza “Dalla Terra alla Luna “ del 1865.



Se il cielo rappresentava il punto più alto raggiungibile dall’uomo dell’Ottocento, le profondità sotterranee costituivano il suo esatto opposto. Tra il 1861 e il 1865 Nadar affrontò un’altra sfida apparentemente impossibile: fotografare gli ambienti completamente privi di luce delle catacombe e delle fogne di Parigi. Fino a quel momento nessun fotografo era riuscito a documentare con successo luoghi tanto bui. Le emulsioni fotografiche disponibili erano estremamente poco sensibili e rendevano indispensabile l’utilizzo della luce naturale. Le catacombe sembravano quindi un ambiente fotografico proibito.

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Interno delle catacombe di Parigi fotografate da Nadar con illuminazione artificiale, nel 1861.

Per superare questo limite, Nadar sperimentò, per la prima volta nella storia della fotografia, l’impiego dell’illuminazione artificiale. Utilizzò potenti lampade ad arco elettrico, una tecnologia allora agli inizi, capace di produrre una luce molto intensa sfruttando batterie a pila. L’operazione era tutt’altro che semplice. Le apparecchiature elettriche erano ingombranti, delicate e difficili da trasportare nei lunghi cunicoli sotterranei. Occorrevano inoltre numerosi assistenti per movimentare i cavi, le batterie e le sorgenti luminose.

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Le Catacombe di Parigi, immagine scattata da Nadar nel 1861 con luce al magnesio.

Le esposizioni richiedevano ancora parecchi minuti e qualsiasi minimo movimento avrebbe compromesso l’immagine. Malgrado tutte queste difficoltà, Nadar riuscì a ottenere fotografie sorprendenti. Le catacombe erano nate alla fine del XVIII secolo come enorme ossario destinato ad accogliere le ossa provenienti dai cimiteri cittadini. Nel XIX secolo costituivano già un luogo avvolto dal mistero e dall’immaginario popolare. Le fotografie di Nadar mostrarono al pubblico interminabili gallerie sotterranee, pareti costruite con migliaia di teschi e ossa umane accuratamente disposte, archi scavati nella pietra e lunghi corridoi che sembravano scomparire nell’oscurità.

26.Le Catacombe di Parigi immagine scattata da Nadar nel 1861 con luce al magnesio
Le Catacombe di Parigi, immagine scattata da Nadar nel 1861 con luce al magnesio.

Una curiosità sulle foto sotterranee di Nadar, che forse non tutti sanno, è che le persone che si vedono posare tra i teschi e nei cunicoli in realtà sono dei manichini. Ad esempio, l’uomo baffuto seduto in posa tra i teschi nella famosa foto delle catacombe di Parigi del 1861, che molti scambiano per un autoritratto di Nadar, è in realtà un manichino posizionato nell’ambiente a scopo artistico, ossia per dare un senso di scala, proporzione e una presenza umana spettrale in mezzo a milioni di ossa.

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Interno delle Catacombe di Parigi, 1861. L’uomo seduto non è reale, ma è un manichino.

Ma perché Nadar usava quest’artificio? Ossia usare dei manichini anzicchè far posare persone reali? La risposta è semplice: le prime fotografie sotterranee richiedevano pose di circa 18-20 minuti a causa della scarsa luce artificiale (lampade a batteria Bunsen e magnesio) e nessun essere umano sarebbe riuscito a rimanere perfettamente immobile per tutto quel tempo nell’umidità e nell’oscurità delle catacombe. Per cui il risultato sarebbe stato una foto sicuramente “mossa”, quindi tecnicamente imperfetta.

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Interno delle Catacombe di Parigi. L’uomo che si vede di spalle non è reale, ma è un manichino.

Ancora più complessa fu la documentazione delle fogne di Parigi. Dopo i grandi lavori urbanistici diretti dal barone Haussmann, la città stava costruendo una delle reti fognarie più moderne d’Europa. Nadar comprese immediatamente il valore storico di queste opere. Le sue fotografie documentavano giganteschi tunnel, canali sotterranei, sistemi di drenaggio e infrastrutture invisibili alla maggior parte dei cittadini. Era una fotografia al servizio della storia urbana e dell’ingegneria civile.

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Interno delle fogne di Parigi, fotografia di Nadar, 1861-65 circa.

Le immagini delle catacombe e delle fogne rappresentano uno dei primi grandi esempi di fotografia documentaria realizzata in condizioni estreme. Non erano fotografie artistiche nel senso tradizionale del termine, ma costituivano una preziosa testimonianza scientifica. Nadar dimostrò che la fotografia poteva diventare uno strumento di conoscenza capace di esplorare luoghi inaccessibili all’occhio comune. Questa idea avrebbe influenzato profondamente la fotografia archeologica, speleologica, industriale e scientifica del secolo successivo.

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Interno delle Catacombe di Parigi,1861. Foto di Nadar.
L’uomo che si vede di spalle non è reale, ma è un manichino.

Guardando oggi quelle fotografie si rimane colpiti non soltanto dalla loro qualità tecnica, ma anche dalla straordinaria modernità della loro concezione. Nadar non fotografava semplicemente ciò che vedeva. Sceglieva soggetti che nessuno aveva mai pensato di fotografare. Se con gli uomini Nadar è stato tanto bravo da portarne sulla pellicola una rilassata spontaneità e una descrizione espressiva del viso, con le gallerie sotterranee e la luce artificiale è riuscito a massimizzare la qualità del bianco e nero.

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Interno delle Catacombe di Parigi,1861. Foto di Nadar. In questa foto, guardando attentamente il volto dell’uomo che trascina il carretto, si può notare che si tratta di un manichino.

Nadar era guidato dalla convinzione che ogni nuova tecnologia dovesse ampliare la conoscenza del mondo. Dopo aver conquistato il cielo con il pallone aerostatico e le profondità della terra con la luce artificiale, aveva ormai dimostrato che la fotografia poteva spingersi ben oltre i limiti imposti dalla tecnica del suo tempo.



Nel 1886, quando il celebre chimico Michel-Eugène Chevreul aveva ormai raggiunto i cento anni di età, Nadar concepì un progetto destinato a entrare nella storia della fotografia. Invece di limitarsi a realizzare un semplice ritratto, decise di documentare un’intera conversazione con lo scienziato. L’idea era rivoluzionaria. La fotografia non doveva più rappresentare un singolo istante isolato, ma raccontare lo sviluppo di un dialogo.

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Nadar intervista a Michel Eugène Chevreul, 1886. Foto di Nadar con la collaborazione del figlio Paul Nadar.

Durante l’incontro, Nadar realizzò numerose fotografie in successione. Le immagini mostrano Chevreul mentre ascolta, riflette, sorride, risponde alle domande e cambia progressivamente espressione. Accanto allo scienziato compare lo stesso Nadar, impegnato nella conversazione. L’effetto finale ricorda sorprendentemente il linguaggio del cinema, che sarebbe nato soltanto alcuni anni più tardi. Per questo motivo molti storici considerano questa serie uno dei primi esempi di Fotoreportage, di
intervista fotografica e persino di narrazione sequenziale per immagini.

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33.Nadar intervista a Michel Eugene Chevreul 4

Alla realizzazione del progetto partecipò anche Paul Nadar, figlio di Félix, che negli anni Ottanta aveva ormai assunto un ruolo sempre più importante nello studio fotografico. Lavorando insieme, padre e figlio produssero una documentazione eccezionale non solo dal punto di vista artistico, ma anche storico. La serie comprende decine di immagini che registrano l’evoluzione naturale della conversazione. In un’epoca in cui la fotografia era ancora generalmente statica e solenne, questa sequenza appariva sorprendentemente viva.

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Nadar, il figlio Paul e lo scienziato Michel Eugène Chevreul durante l’intervista del 1886. Foto di Nadar con la collaborazione del figlio Paul.

Chevreul era uno dei più importanti scienziati francesi del XIX secolo. Chimico di fama internazionale, dedicò gran parte delle proprie ricerche allo studio dei grassi, dei coloranti e soprattutto della percezione cromatica. Il suo trattato sulla legge del contrasto simultaneo dei colori avrebbe influenzato profondamente artisti come Eugène Delacroix e, successivamente, gli Impressionisti e i Neoimpressionisti. Fotografarlo nel giorno del suo centesimo compleanno significava rendere omaggio a uno dei protagonisti della scienza moderna.

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Nadar intervista a Michel Eugène Chevreul, 1886. Foto di Nadar con la collaborazione del figlio Paul Nadar.

L’intervista fotografica a Chevreul rappresenta una straordinaria anticipazione del fotogiornalismo contemporaneo. Nadar comprende che una storia può essere raccontata attraverso una successione di immagini, nelle quali il volto cambia continuamente espressione. Non esiste più il ritratto immobile. Esiste invece il racconto della persona. Questa intuizione diventerà uno dei principi fondamentali della fotografia documentaria del Novecento.

35.Le Journal Illustre 1886
L’intervista di Nadar allo scienziato Michel Eugène Chevreul, corredata di varie fotografie scattate durante l’intervista, fu pubblicata su “Le Journal Illustré” nel 1886, e fu il primo servizio Foto-giornalistico della Storia.

Con questo progetto Nadar dimostra ancora una volta di essere molto avanti rispetto ai suoi contemporanei. La fotografia non è soltanto memoria. È osservazione del tempo. È registrazione del movimento. È narrazione. In questo senso l’intervista a Chevreul costituisce uno degli ultimi grandi esperimenti del maestro francese e rappresenta una sorta di ponte ideale tra la fotografia ottocentesca e il linguaggio visivo moderno.

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Michel Eugene Chevreul Un savant des couleurs
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Tra i numerosi personaggi illustri passati davanti all’obiettivo di Nadar, uno occupa un posto particolare: Pierre Savorgnan di Brazzà, l’esploratore nato a Castel Gandolfo nel 1852 e naturalizzato francese, destinato a diventare uno dei protagonisti dell’esplorazione dell’Africa equatoriale nella seconda metà dell’Ottocento. Quando Brazzà iniziò a diventare una figura conosciuta grazie alle sue spedizioni lungo il bacino del fiume Congo, Nadar era già il ritrattista più celebre di Francia. Era quindi naturale che il giovane esploratore si rivolgesse al suo studio per fissare un’immagine destinata a diventare iconica.

36.Nadar Pierre Savorgnan de Brazza 1852 1905
Pierre Savorgnan de Brazza (1852-1905 ) fotografato da Nadar intorno al 1875.

L’esploratore strinse un forte legame con lo studio fotografico e fu uno dei primi e più prestigiosi utilizzatori della “Détective Nadar“, una macchina fotografica portatile progettata proprio da Paul Nadar nel 1888. Le foto scattate a Savorgnan di Brazzà possono definirsi uno dei primi, se non proprio il primo, “servizio fotografico di una personalità famosa”. Le foto furono scattate sia da Felix Nadar che dal figlio Paul Nadar, quindi è difficile la loro certa attribuzione, anche se si può intuire dal fatto che, a differenza di Felix Nadar che per i suoi ritratti preferiva fondali neutri, il figlio Paul usava spesso fondali dipinti trompe-l’œil e scenografie mobili.

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Pierre Savorgnan de Brazza (1852-1905 ) fotografato nello Studio Nadar intorno al 1880.

Le fotografie realizzate da Nadar mostrano un uomo molto diverso dall’immagine eroica e teatrale diffusa dalla pittura dell’epoca. Brazzà appare elegante ma sobrio, senza atteggiamenti enfatici né pose artificiose. Le immagini di Brazzà contribuirono in modo significativo alla diffusione della sua figura presso il pubblico francese. In un’epoca in cui la fotografia iniziava lentamente a sostituire l’incisione come mezzo di comunicazione visiva, quei ritratti divennero il volto ufficiale dell’esploratore. Furono riprodotti su riviste, libri e pubblicazioni scientifiche, contribuendo alla costruzione della memoria collettiva di uno dei protagonisti della stagione delle grandi esplorazioni africane.

39.Pierre Savorgnan de Brazza 1852 1905
Primo piano di Pierre Savorgnan de Brazza (1852-1905) fotografato nello Studio Nadar intorno al 1886.

L’uniforme e gli abiti da viaggio suggeriscono la sua attività di esploratore, ma non diventano mai elementi spettacolari. Nadar preferisce concentrare tutta l’attenzione sul volto: uno sguardo riflessivo, quasi malinconico, lontano dalla retorica dell’eroe conquistatore. È proprio questa capacità di raccontare la dimensione umana del personaggio a rendere i suoi ritratti ancora oggi straordinariamente moderni.

40.Pierre Savorgnan de Brazza by Felix Nadar
Il celebre ritratto fotografico di Pietro Savorgnan di Brazzà in piedi con un copricapo, pantaloni larghi e un bastone (gli abiti tradizionali centro-africani indossati durante le sue esplorazioni in Congo) fu realizzato nello studio Nadar di Parigi da Paul Nadar tra il 1886-’89 e non in Congo come si potrebbe pensare. Dietro l’esploratore vi è un fondale dipinto illuminato dalla luce naturale proveniente dai grandi lucernari dello studio.

Ancora oggi molte delle fotografie più note di Savorgnan di Brazzà derivano proprio dal lavoro realizzato nello studio di Nadar. Questi ritratti mostrano perfettamente il metodo di lavoro di Nadar. Lo sfondo è essenziale. La luce modella delicatamente il volto. Non esistono oggetti inutili né scenografie elaborate. Ogni dettaglio è subordinato all’espressione del soggetto. È una fotografia che non cerca di impressionare attraverso gli artifici, ma attraverso la profondità psicologica.

37.neri e Brazza Nadar
Savorgnan di Brazzà con due indigeni del Congo posano nell’Atelier Nadar con dietro lo stesso fondale utilizzato per la foto di Brazzà in abiti indigeni. Anche questa foto può essere attribuita a Paul Nadar visto l’uso scenografico dello sfondo.

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Negli ultimi decenni del XIX secolo Nadar era ormai considerato una vera istituzione della cultura francese. Il suo nome era sinonimo di fotografia di qualità e il suo atelier continuava a essere frequentato da artisti, scrittori, musicisti, scienziati e uomini politici provenienti da tutta Europa. Pur continuando a realizzare fotografie e ritratti, soprattutto di personalità importanti, dedicò sempre più tempo alla scrittura, alla riflessione teorica e alla divulgazione delle proprie esperienze. La fotografia, secondo lui, non era soltanto una professione, ma una disciplina nella quale sensibilità artistica, tecnica e capacità psicologica dovevano convivere armoniosamente.

41.Shah of Persia 1873
Lo Shah of Persia, 1873. Foto di Nadar.

Accanto all’attività fotografica, Nadar fu un prolifico autore. Tra le sue opere più celebri spicca “Quand j’étais photographe” (“Quando ero fotografo”), pubblicato nel 1900. Più che un semplice libro di memorie, è un racconto vivido della nascita della fotografia, ricco di aneddoti, riflessioni e incontri con alcuni dei più grandi personaggi del XIX secolo. Ecco come egli descrive la Fotografia nel suo testo:


L’opera permette di comprendere il suo modo di lavorare, il rapporto instaurato con i clienti e la sua concezione del ritratto. Il tono è ironico, brillante e profondamente umano, proprio come il carattere del suo autore. Negli anni scrisse anche testi dedicati alle sue esperienze aeronautiche e alle numerose avventure vissute durante una carriera fuori dall’ordinario, lasciando una preziosa testimonianza della vita culturale della Parigi ottocentesca.

43.Paul Nadar foto del padre Felix Nadar mentre scrive 1905 1910
Ritrattto di Felix Nadar mentre scrive realizzato dal figlio Paul Nadar tra il 1905-1910.


Già dal 1860 quando in Nadar la passione per il volo e per la scrittura presero il sopravvento, la gestione dello studio fotografico passò progressivamente nelle mani del figlio Paul Nadar (1856-1939). Cresciuto tra macchine fotografiche, lastre e obiettivi, Paul aveva imparato il mestiere direttamente dal padre e ne aveva assimilato gran parte dell’approccio artistico. Tuttavia apparteneva a una nuova generazione e introdusse anche innovazioni tecniche, seguendo l’evoluzione della fotografia verso apparecchi più moderni e tempi di esposizione sempre più rapidi.

44.il figlio Paul Nadar
Paul Nadar, figlio di Felix Nadar.

Padre e figlio collaborarono a lungo, come dimostra anche la celebre serie fotografica dedicata allo scienziato Michel-Eugène Chevreul di cui abbiamo già parlato. Dopo il ritiro di Félix, Paul continuò con successo l’attività dello studio, contribuendo a conservarne il prestigio fino ai primi decenni del Novecento.

42.Lo Zar Alessandro III di Russia con la sua famiglia c1886 nadar
Lo Zar Alessandro III di Russia con la sua famiglia, 1886.
Una delle rare “foto in esterno” dello studio Nadar, presumibilmente scattata da Paul Nadar.

Anche la moglie di Nadar, Ernestine, madre di Paul, collaborava attivamente nell’Atelier Fotografico di famiglia. Nel 1890, quando ormai la sua attività di fotografo è praticamente cessata, Nadar esegue il ritratto di sua moglie, realizzando quella che rimane una delle più grandi immagini della storia della fotografia.

45.Ernestine Nadar early 20th century nel 1890
Ritratto della moglie Ernestine, 1890. Foto di Nadar.


Ma già in passato Ernestine aveva posato per Nadar, come nel ritratto giovanile, poco conosciuto, dove appare imbronciata o contrariata, forse dal dover stare immobile per molto tempo, o perché era contraria a farsi fotografare. Comunque alla fine la passione per l’arte fotografica conquistò anche lei, tanto che collaborò attivamente nello Studio fotografico di famiglia per decenni, anche come modella per il figlio Paul. Non si hanno prove che anche lei realizzasse fotografie, perché non risultano dagli archivi scatti a lei attribuiti, ma non è improbabile, visto che molti lavori portano la dicitura generica“Studio Nadar”.

46.Ritratto della moglie di Felix Nadar Ernestine
Ritratto giovanile della moglie Ernestine fatto da Nadar.
47.Ernestine moglie di Nadar posa nello studio in abiti maschili
Ernestine posa in abiti maschili nello studio fotografico di famiglia. Dall’uso dello sfondo dipinto, questa sequenza di fotografia sono attribuibili più al figlio Paul Nadar che al marito Felix. il quale prediligeva sfondi neutri.


Nadar visse abbastanza a lungo da assistere a trasformazioni straordinarie. Vide la fotografia passare dalle pesanti lastre al collodio alle più pratiche emulsioni alla gelatina, osservò la nascita delle fotocamere portatili e assistette persino ai primi esperimenti cinematografici dei fratelli Lumière. Nadar fu anche uno dei più importanti innovatori tecnici della fotografia. Fu il pioniere della fotografia aerea, sperimentò l’uso della luce artificiale in ambienti sotterranei e contribuì a trasformare la fotografia in uno strumento scientifico, documentario e giornalistico. Ogni nuova tecnologia rappresentava per lui un’occasione per ampliare le possibilità della conoscenza.

48.Ritratto del generale e statista spagnolo Francisco Serrano y Dominguez realizzato da Nadar nel 1857
Ritratto del generale e statista spagnolo Francisco Serrano y Dominguez, realizzato da Nadar nel 1857.

Nel 1897, a 77 anni, Nadar decise di lasciare definitivamente lo Studio di Parigi al figlio Paul e si trasferì a Marsiglia dove si dedicò principalmente alla scrittura, a conferenze pubbliche ed all’insegnamento. Nel corso dell’ Esposizione Universale di Parigi del 1889, il figlio curò una grande retrospettiva dedicata al suo lavoro. Nadar muore a Parigi il 20 marzo 1910, pochi giorni prima di compiere novant’anni. Lasciava un patrimonio artistico immenso e una concezione della fotografia destinata a influenzare generazioni di autori, soprattutto nel Ritratto fotografico.

49.Ritratto del Principe Leopold Conte di Siracusa realizzato da Nadar nel 1858
Ritratto del Principe Leopold, Conte di Siracusa, realizzato da Nadar nel 1858.

Nadar per primo comprese che una fotografia può raccontare il carattere di una persona e non soltanto il suo aspetto fisico. Questa idea avrebbe ispirato alcuni dei più grandi ritrattisti del Novecento, tra cui August Sander, Yousuf Karsh, Irving Penn, Richard Avedon e molti altri. La sua influenza sulla fotografia contemporanea è immensa. Ancora oggi numerosi fotografi di ritratto, fotografi documentaristi e artisti riconoscono in Nadar uno dei principali fondatori del linguaggio fotografico moderno.

50.Theophile Gautier scrittore poeta e critico letterario francese ritratto da Nadar nel 1855
Theophile Gautier-, scrittore, poeta e critico letterario francese, ritratto da Nadar nel 1855

A oltre un secolo dalla sua morte, le fotografie di Nadar continuano a essere studiate nelle università, esposte nei musei e pubblicate nei principali libri di storia della fotografia. Le sue immagini non sono soltanto documenti del passato. Continuano a dialogare con il presente. Ogni suo ritratto dimostra come la tecnica possa essere messa al servizio dell’umanità, della cultura e della comprensione dell’individuo. È forse questa la sua eredità più preziosa: aver trasformato la fotografia da semplice invenzione tecnica in un autentico linguaggio artistico capace di raccontare la complessità dell’essere umano.

51.Auguste Vitu giornalista e scrittore francese ritratto realizzato da Nadar tra il 1860 e il 1861
Auguste Vitu, giornalista e scrittore francese, ritratto realizzato da Nadar tra il 1860-’61.

Nadar fu molto più di un fotografo. Fu un esploratore dell’animo umano, un innovatore instancabile e un visionario capace di immaginare possibilità che il suo tempo considerava irrealizzabili. Dai raffinati ritratti degli intellettuali francesi alle prime fotografie aeree della storia, dalle suggestive immagini delle catacombe di Parigi fino alla celebre intervista fotografica a Michel-Eugène Chevreul, ogni fase della sua carriera testimonia una continua ricerca di nuovi linguaggi espressivi.

52.Auguste Vacquerie giornalista drammaturgo e fotografo francese
Ritratto di Auguste Vacquerie ( 1819-1895), giornalista e letterato francese, realizzato da Nadar nel 1865.

La sua opera segna il passaggio della fotografia da curiosità scientifica a forma d’arte autonoma. Ancora oggi il suo metodo, fondato sull’empatia con il soggetto, sull’essenzialità della composizione e sul coraggio della sperimentazione, rappresenta un punto di riferimento per fotografi, storici e studiosi di tutto il mondo. Grazie a Nadar, la fotografia imparò non soltanto a registrare la realtà, ma anche a interpretarla, raccontarla e conservarne la memoria per le generazioni future.

53.Lultimo autoritratto di Nadar realizzato tra il 1905 1910 anno della sua morte
L’ultimo autoritratto di Nadar realizzato tra il 1905-1910, anno della sua morte.


Nel 1955 viene istituito in suo onore il Premio Nadar, un concorso che premia ogni anno il miglior libro di fotografia ( non singole foto) pubblicato esclusivamente in Francia, contribuendo a elevare l’editoria fotografica a forma d’arte riconosciuta. Il perché fu deciso di intitolare questo singolare concorso proprio a lui è semplice: serviva un simbolo di innovazione e Nadar rappresentava: sperimentazione, visione artistica, modernità. Esattamente ciò che il premio voleva celebrare. Prima di lui, la fotografia era vista come tecnica. Nadar dimostra che può essere: espressione artistica, mezzo culturale. Il premio riprende questa filosofia.

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