56c. Josefa Larra : come una fotografia può cambiare un destino

da | Mag 31, 2023 | Fotografie ICONICHE | 1 commento

Josefa Larra non saprà mai come sarebbe stata la sua vita se William Eugene Smith, il 21 giugno 1950, non avesse scattato quella fotografia. Ma oramai poco importa, perché comunque , alla fine, la attendeva una vita felice e senza rimpianti

I. Il reportage “Spanish Village” di William Eugene Smith e la famiglia Larra – Curiel.

Nel 1950 il fotografo americano William Eugene Smith si trovava a Deleitosa, un piccolo villaggio dell’entroterra spagnolo, nella regione dell’Estremadura, per realizzare quello che sarebbe diventato uno dei suoi reportage più famosi: “Spanish Village”. Deleitosa era un piccolo paese di circa 2000 abitanti che rifletteva la Spagna profonda degli anni ’50, nel pieno del dopoguerra, consumata dalla povertà, dalla fame e dalla mancanza di libertà dovuta al regime dittatoriale fascista del generale Francisco Franco, che aveva preso il potere dopo la sanguinosa Guerra Civile degli anni 1936-’39.

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Le strade polverose di Deleitosa nel 1950.

A Deleitosa William Eugene Smith arrivò scortato dalla Guardia Civil del dittatore Franco, dopo aver subito un interrogatorio sul motivo per il quale voleva scattare delle fotografie. Nel paese non arrivava la ferrovia, le strade erano polverose, la posta arrivava con il mulo. Non c’era linea telefonica né acqua corrente, né un sistema di fognature moderno. Gli abitanti attingevano l’acqua dai pozzi aperti, così come facevano da secoli, e le strade odoravano fortemente degli animali degli abitanti del villaggio, che erano per la maggior parte contadini che racimolavano qualcosa per vivere dalla terra arida, controllati dalla polizia di Franco e consolati dalla chiesa.

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Fontana pubblica ed abbeveratoi per animali a Deleitosa, 1950.

A Deleitosa William Eugene Smith fece amicizia in particolare con due famiglie: i Larra e i loro parenti Curiel-Montero. Infatti, sono i membri di queste famiglie i protagonisti della maggior parte delle sue fotografie. Le due famiglie erano tra le più umili del villaggio e vivevano delle capre che allevavano. I Larra vivevano quasi porta a porta con gli informatori dei loro tre parenti assassinati durante la guerra civile, ed erano stati accusati di essere simpatizzanti della parte repubblicana.

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Membri della famiglia Larra-Curiel e le loro capre. Deleitosa, 1950.
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Membri della famiglia Larra-Curiel e le loro capre. Deleitosa, 1950.
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Membri della famiglia Larra-Curiel e le loro capre. Deleitosa, 1950.

Uno dei bambini Curiel ha raccontato anni dopo, in un programma televisivo, che mentre raccoglieva sterco per strada le istituzioni civili volevano mettergli le scarpe poiché non era lecito che uscisse scalzo. L’intervento di William Eugene Smith che chiese di scattare una foto impedì che il bambino fosse malmenato. Poco tempo dopo tutte le capre dei Curiel furono trovate morte e la famiglia dovette lasciare la città per guadagnarsi da vivere. Così i Curiel emigrarono in Francia, a Ingrès, perché nelle fabbriche c’era bisogno di manodopera. E ancora oggi risiedono lì. L’uomo ha affermato nel programma che sicuramente era stata la Guardia Civil ad uccidere gli animali. Anche in questo caso, una foto di William Eugene Smith aveva condizionato il destino del suo protagonista.

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Bambino della famiglia Curiel raccoglie sterco per strada. Deleitosa, 1950.

II. La morte e la “Veglia “ di Juan Larra

Durante la permanenza di William Eugene Smith a Deleitosa il capostipite della famiglia Larra, Juan Larra, morì di cancrena all’età di 75 anni. Era precisamente il 21 giugno 1950, e come ricorderà in seguito Smith, Juan Larra durante l’ultimo anno e mezzo era rimasto a letto convalescente, ma tre mesi prima di morire, essendo a casa da solo, aveva cercato di alzarsi, era caduto e si era rotto una gamba. Era stato ricoverato in ospedale per 20 giorni, fino a quando non aveva sentito che la fine era vicina e aveva voluto tornare dalla sua famiglia. La morte avvenne alle 4:30 del mattino e il funerale si svolse quello stesso pomeriggio, dopo una breve veglia, per evitare che la cancrena e il caldo rendessero l’ambiente irrespirabile.

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Donne vestite a lutto. Deleitosa, 1950.

Fu proprio durante quella breve veglia che William Eugene Smith scattò una foto che cambiò completamente il destino di Josefa Larra, facendo prendere alla sua vita una direzione inaspettata e irreversibile. Durante un’intervista rilasciata a Philippe Halsman nel 1956 a New York, William Eugene Smith racconta come si svolsero i fatti che portarono alla realizzazione di quello scatto che poteva sembrare, a chi non conosceva la storia, così irrispettoso e disonorevole. Ecco uno stralcio dell’intervista:

Halsman: Ricordo una tua foto in particolare, a una veglia funebre in Spagna. Persone che guardano il volto del morto, quante foto hai scattato?

Smith: Due, e una alla luce. Non volevo disturbare.

Halsman: Le persone erano molto dispiaciute e tu hai messo la luce del flash nei loro occhi spezzando il loro dolore. Come hai giustificato questa intrusione?

Smith: Non credo che sarei stato in quel posto se non fossi stato male il giorno prima. Ero in un campo e venne uno sconosciuto e mi offrì da bere del vino. Non ne avevo voglia, ma per non essere scortese accettai. E il giorno dopo ero rimasto a casa con il mal di pancia. Fu così che un giovane della famiglia Larra venne a bussarmi molto agitato e mi disse che il padre era appena morto e se per favore potevo accompagnarlo nell’ufficio dove si compilavano i documenti per la sepoltura. Così andai con lui a casa sua, e quando mi avvicinai alla porta rimasi così sconvolto dal dolore e dalla compassionevole bellezza della veglia funebre, che rivolgendomi a lui gli dissi di non voler sembrare irrispettoso, ma se per favore potevo scattare delle foto e il giovane rispose “ Sarebbe un onore” .

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La veglia di Juan Larra. In primo piano il giovane figlio. Deleitosa, 21 giugno 1950.

Nella seconda fotografia scattata da Smith si vedevano le sei donne della famiglia Larra vegliare sul corpo di nonno Juan. Il defunto indossa il suo unico abito, i lineamenti sono scarni, come quelli di un uomo che ha tanto lavorato e patito nella vita, le mani sono incrociate sul corpo secondo l’usanza. Le donne a lutto si coprono i capelli con fazzoletti variamente annodati. Sono donne magre, tristi unite nella sventura, che accettano la vita con rassegnazione e dolore. In prima fila in fondo c’è Tomasa Curiel, la moglie del morto, poi la giovane nipote Josefa e quindi la figlia Saturnina che stringe un fazzoletto nel pugno. Dietro ci sono altre donne della parentela. Il volto di Josefa è al centro della scena e la illumina con i suoi bei lineamenti. Il suo è l’unico volto sereno che guarda il nonno e che si eleva al di sopra della tristezza e dell’estrema povertà.

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La veglia di Juan Larra. Deleitosa, 21 giugno 1950.

III. L’ Americano

Quando il 9 aprile 1951 la fotografia della Veglia fu pubblicata sulla rivista “Life” in doppia pagina un giovane californiano di nome Charles H. Calusdian vide il volto della giovane Josefa e rimase così colpito da innamorarsene. Perciò decise che doveva salvarla dal suo destino e dalla povertà. Due mesi dopo la pubblicazione del reportage arrivò al comune di Deleitosa una lettera con sigillo americano. Era indirizzata al sindaco. In essa, Charles aveva inserito una copia della fotografia in cui appariva Josefa con una freccia, un cuore, e la seguente frase: «Charles ama Josefa». Inoltre, chiedeva al Sindaco se era possibile fornirgli l’indirizzo della giovane donna e di chiedere il permesso alla sua famiglia per poterle scrivere.

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La foto che Charles H. Calusdian inviò al sindaco di Deleitosa per chiedergli informazioni su Josefa Larra.

Come in ogni piccolo centro di provincia, anche a Deleitosa le notizie facevano presto a circolare e quando Charles ottenne l’indirizzo di Josefa e cominciò a inviarle delle lettere una folla si accalcava davanti alla porta di casa sua per sapere cosa le aveva inviato questa volta il suo corteggiatore. Infatti, oltre alle lettere Charles, che oramai era stato soprannominato “L’Americano”, le inviava piccoli doni come cosmetici, profumi, creme e altre cose mai viste prima a Deleitosa. Inoltre le lettere di Charles includevano sue foto dove si mostrava con un aspetto da star del cinema, attraente, mentre guidava un’auto di lusso. Per cui la gente vedeva in lui il riflesso del sogno americano: il californiano che avrebbe sposato Josefa avrebbe anche portato ricchezza a tutta Deleitosa.

11.josefa larra articolo william eugene smith best photo history.Retrato del pretendiente estadounidense de Josefa Larra Charles H. Calusdian
Ritratto di Charles H. Calusdian.

Josefa Larra era la figlia maggiore di quattro fratelli e iniziò a ricevere lettere scritte in inglese da uno sconosciuto che si offriva di portarla a vivere negli Stati Uniti. La famiglia Larra aveva visto in questo un’opportunità per una delle loro figlie di avere una vita migliore. Ma Josefa non la pensava così, poiché in paese aveva un fidanzato di nome Joaquin con il quale voleva sposarsi. All’improvviso si era trovata coinvolta in una vicenda scandalosa che dava luogo a ridicoli pettegolezzi. A quel tempo, la “decenza” nelle donne era usata come arma e la vicenda delle lettere suscitava invidia e gelosia. Ma la sua famiglia non voleva perdere l’occasione e sua madre le proibì persino di vedere il suo fidanzato. E il sindaco falangista si offrì di sponsorizzare il matrimonio senza curarsi del passato repubblicano dei Larra: tre dei cinque figli di nonno Juan erano stati uccisi e altri due furono feriti nella guerra civile , il padre di Josefa fu assassinato nel ’36, dopo nove mesi di reclusione, per i suoi ideali. Ma cosa importava se adesso Josefa avrebbe cambiato la vita a tutti loro.

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Lettere per Josefa Larra da Charles H. Calusdian.

La corrispondenza tra Charles e Josefa durò diverso tempo, e ogni lettera ricevuta era un grande evento mondano in paese, poiché molti credevano che l’Americano un giorno sarebbe arrivato a prendere la ragazza con la sua macchina nuova di zecca per sposarla e rivestirla di gioielli e pellicce. Ma Josefa amava Joaquin, il suo fidanzato di lunga data, e voleva sposarsi con lui. Dopo un po’ di tempo però, Joaquin stanco dei pettegolezzi e prigioniero della gelosia che provava per l’Americano, decise di lasciare Deleitosa ed emigrare in Germania dove sposò un altra donna. Delusa da questa situazione anche Josefa decise di lasciare il suo paese e ricominciare la sua vita altrove. Così fece la sua unica valigia ed emigrò in Catalogna dove trovò lavoro come cameriera d’albergo. Fu così che cambiando indirizzo Josefa non ricevette più le lettere di Charles. E così in lui, non ricevendo risposta, col passare del tempo il desiderio romantico si raffreddò e smise di scrivere ad una ragazza che era stato solo un sogno sulla carta di una rivista.

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Josefa Larra (nata a Deleitosa nel 1932) nella sua casa di San Feliu de Guíxols (Girona) nel 2015.

Da allora Josefa non ha mai avuto più notizie di Charles. Oggi vive a Sant Feliu de Guíxols (Girona) con i fratelli e non si è mai sposata. Ai giornalisti che le chiedono perché non fosse partita con l’Americano, lei risponde . “Ohh, e che cosa avrei fatto in California?” Ma non ha rimpianti o rancore verso ciò che poteva essere, tanto che conserva tutte le lettere, le cartoline e le fotografie che Charles ” l’Americano” le aveva inviato durante la giovinezza. Quest’ultimo invece si sposò con una tedesca, ma si separò dopo nove anni e vive oggi la sua vecchiaia a Fresno (California) affetto da Alzheimer. Sembra che non ha raccontato mai nulla alla sua famiglia di questa storia.

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Josefa Larra, nella sua casa di San Feliu de Guíxols (Girona) nel 2015, indica se stessa nella fotografia che le ha cambiato il destino.

IV. Lettere dall’Estremadura

La storia di Josefa Larra e del suo spasimante americano è ancora oggi molto nota in Spagna, soprattutto nella regione dell’Estremadura dove si svolsero i fatti. Tanto che la loro relazione epistolare è diventata un’opera teatrale dal titolo “Lettere per l’Estremadura”, dove si mescolano teatro, danza, musica dal vivo, cultura e tradizioni della regione. L’opera, realizzata dalla compagnia Cabeza del Buey Atutiplan e diretta dal regista Fulgen Valares, ha debuttato nel 2015 e si ripete arricchendosi ogni anno con nuovi elementi di danza e folklore.

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Una scena dell’opera teatrale “Lettere per l’Estremadura”, 2015.

Ma “Lettere per l’Estremadura” non è solo un racconto di una storia vera avvenuta molti anni fa, è il racconto di un intero universo femminile attraverso le tradizioni e i costumi di un tempo passato, con musica e danza che si integrano nelle scene accompagnando i passi e le movenze delle protagoniste. Ed è una rivendicazione del ruolo delle donne nel processo decisionale della loro vita, che Josefa Larra rappresenta con la sua scelta di ricominciare la sua vita altrove, in un tempo in cui era difficile per una donna non sottostare alla volontà della famiglia e della comunità.


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1 commento

  1. Lorenzo Ameruoso

    Splendida storia di un tempo lontano che però è lezione di vita in una società moderna.

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