18. Dorothea Lange – La fotografa che raccontò la povertà e la dignità dell’America

da | Gen 9, 2026 | x.primo piano | 0 commenti


La fotografia prende un istante dal tempo e lo trasforma, tenendolo fermo…. Non puoi fotografare tutto, ma puoi fotografare il significato di qualcosa” – Dorothea Lange

1.Dorothea Lange nel 1934
Dorothea Lange nel 1934.

Dorothea Lange, nata come Dorothea Nutzhorn il 26 maggio 1895 a Hoboken, New Jersey, proveniva da una famiglia di origini tedesche. A sette anni contrasse la poliomielite che le lasciò una zoppia permanente, esperienza che la segnò profondamente. Così diceva della sua malattia: “la polio è la cosa più importante che mi sia accaduta, mi ha formato, mi ha guidato, mi ha insegnato, mi ha aiutato e mi ha umiliato”. Cinque anni più tardi  i suoi genitori divorziano e Dorothea, che non perdonerà più il padre, decide di assumere il cognome della madre: Lange.

2. foto di Dorothea Lange
Dorothea Lange foto.

Dorothea Lange reagì al suo handicap con estrema motivazione. Già nell’adolescenza cominciò a vagare per le strade del Lower Eastside di New York City, dove lavorava sua madre, osservando la vita quotidiana degli altri, e fu questa naturale curiosità ad accendere il suo interesse per la fotografia. Pertanto si iscrisse alla Columbia University dove studiò le tecniche fotografiche con Clarence H.White, membro dell’influente movimento Photo-Secession, i cui esponenti cercavano di promuovere la fotografia come forma artistica.

3.Unaquila. California1936
Un’aquila. California,1936. Foto Dorothea Lange.

Durante gli anni universitari Dorothea Lange collaborò anche con diversi studi fotografici newyorkesi come quello celebre di Arnold Genthe. Poi, dopo gli studi sentì il bisogno di viaggiare e ,dopo aver attraversato gli Stati Uniti, nel 1918 arrivò a San Francisco dove trovò lavoro in uno studio fotografico per aprirne uno proprio subito dopo. A San Francisco, negli anni Venti, la Lange consolidò la sua tecnica fotografica realizzando ritratti per i ricchi residenti, ma presto fu attratta dalla realtà sociale in movimento, dalla vita urbana della città.

4.Giovane famiglia Homeless California 1935
Giovane famiglia Homeless, California, 1935. Foto Dorothea Lange.

Così, abbandonati i lavori su commissione, cominciò ad andare per le strade ad immortalare la misera realtà dei quartieri più disagiati, aderendo formalmente al movimento della ” straight photography ” di Ansel Adams ed Edward Weston. La Lange era arrivata a San Francisco all’inizio di un periodo di prosperità economica che sarebbe diventato noto come i “ruggenti anni Venti” e nel 1920 aveva sposato il pittore Maynard Dixon diventando parte integrante della vita della città, fino alla morte.

5.Ritratto del marito Maynard Dixon by Dorothe Lange
Ritratto del marito Maynard Dixon by Dorothe Lange.


1.Dorothea Lange: la Grande Depressione e il Lavoro per la Farm Security Administration.

All’inizio degli anni Trenta le cose erano cambiate radicalmente. Una recessione economica globale, nota come “La Grande Depressione”, era iniziata nel 1929 portando un drastico calo della produzione, una massiccia disoccupazione e una forte deflazione che, insieme alle gravi siccità nel settore dell’agricoltura fece precipitare milioni di americani in una grave povertà. Questo cambiamento sociale influenzò il percorso artistico della Lange che abbandonò completamente i suoi lavori commerciali e il ritratto di società per documentare la crisi nazionale, iniziando dalla sua città. I suoi primi scatti della crisi, come “White Angel Breadline“, divennero simboli della disperazione collettiva.

6.White Angel Breadline. San Francisco 1933
White Angel Breadline”. San Francisco, 1933. Foto Dorothea Lange.
Un uomo solo, con il cappello abbassato, attende in fila per una razione di cibo. Attorno a lui, volti indistinti formano una massa silenziosa.La Lange cattura l’orgoglio ferito e la dignità conservata nella fame. L’immagine anticipa la sua attenzione alla sofferenza urbana. Il volto celato dell’uomo diventa simbolo universale della crisi economica. È una delle prime fotografie sociali che la consacrano come testimone del suo tempo.
7.Scena nel quartiere di Skid Row. San Francisco California1937
Scena nel quartiere di Skid Row. San Francisco, California,1937.

La Lange vide con i propri occhi la sofferenza di disoccupati e famiglie in difficoltà nelle strade di San Francisco ed iniziò a fotografare i gruppi di uomini che vagavano per le strade: disoccupati, senzatetto e indigenti; così come proteste e episodi di disordini sociali che erano un avvenimento regolare. Schiette e intransigenti, ma sostenute da un tenero umanesimo, le sue immagini ottennero un riconoscimento quasi immediato e furono ben accolte nei circoli artistici, in particolare, da una collezione di fotografi nota come Gruppo f.64, che includeva figure influenti come Ansel Adams, Imogen Cunningham, ed Edward Weston.

8.Famiglia di braccianti vive in auto. San Joaquin Valley. California 1935
Famiglia di braccianti vive in auto. San Joaquin Valley. California, 1935.
9.Rifugiati per la siccita 1935 circa
Rifugiati per la siccità, 1935 circa. Foto Dorothea Lange.
10.Ora di cena Marysville California 1935
Ora di cena, Marysville, California, 1935. Foto Dorothea Lange.

Il lavoro della Lange attira l’attenzione della Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi, successivamente sostituita dalla Farm Security Administration (FSA), un’agenzia del dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti che incaricò la Lange ed altri fotografi, come Walker Evans, di realizzare reportage che svelassero la situazione che stava affrontando l’America, in particolare gli agricoltori e lavoratori agricoli migranti che erano stati particolarmente colpiti dalla depressione.

11.Coltivazione con la zappa nel sud Alabama 1936
Coltivazione con la zappa nel sud Alabama 1936. Foto Dorothea Lange.
12.Giovane agricoltore 1936 circa
Giovane agricoltore, 1936 circa. Foto Dorothea Lange.
13.Caricamento del cotone. San Joaquin Valley California 1936
Caricamento del cotone. San Joaquin Valley, California, 1936. Foto Dorothea Lange.

Il lavoro commissionatole dalla FSA portò Dorothea Lange, negli anni dal 1935 al 1939, a compiere un lungo giro per l’America, attraverso un totale di 22 stati diversi, al seguito di quelle tante persone che si spostavano verso ovest in una migrazione mossa dalla speranza di trovare fortuna o anche solo un lavoro nelle piantagioni di mais o cotone. Nel frattempo, nel 1935, dopo il divorzio dal primo marito, la Lange aveva sposato l’economista e docente universitario Paul Schuster Taylor che diviene parte integrante dei suoi reportage, accompagnandola nei suoi spostamenti e contribuendo con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche.

14Ex Schiava con Lunga Memoria Alabama 1937
Ex-Schiava con Lunga Memoria, Alabama 1937.
15.Casa di un lavoratore migrante messicano. Imperial Valley California 1937
Casa di un lavoratore migrante messicano. Imperial Valley, California, 1937. Foto Dorothea Lange.
16.Contadini affittuari sfollati. Goodlet Contea di Hardeman Texas. Giugno 1937
Contadini affittuari sfollati. Goodlet, Contea di Hardeman, Texas. Giugno, 1937. Foto Dorothea Lange.

Queste missioni fotografico-documentarie portarono Dorothea Lange in tutte le zone rurali degli Stati Uniti e la sua visione si allargò oltre la singola immagine, orientandosi verso una fotografia come strumento di conoscenza collettiva. La Lange univa rigore documentaristico e profonda empatia verso i soggetti ritratti. Le sue fotografie non solo registravano fatti, ma raccontavano storie umane intense. Le sue foto durante questo periodo rivelano una profonda comprensione, compassione e sensibilità verso la gente e le miserie umane. Questo periodo definì la sua reputazione nell’ambito della fotografia documentaria americana.

17.Donna delle Alte Pianure.Texas Panhandle 1938
Donna delle Alte Pianure”.Texas Panhandle, 1938. Foto Dorothea Lange.
Una donna con la mano sulla fronte guarda lontano, il vento le muove i capelli. Sul suo viso si legge l’aridità del terreno e la forza del carattere. Lange trova nella terra e nelle persone lo stesso linguaggio di resistenza. La fotografia unisce durezza e poesia, desolazione e speranza. È uno dei ritratti più poetici del suo ciclo rurale. Simbolo della dignità femminile in mezzo alla tempesta sociale.
18.Lavoro nei campi. Near Westley. California1938
Lavoro nei campi. Near Westley. California,1938. Foto Dorothea Lange.
19.Primi Giorni di Sussidi di Disoccupazione in CaliforniaSan Francisco 1938
Primi Giorni di Sussidi di Disoccupazione in California,San Francisco, 1938. Foto Dorothea Lange.

Le sue rappresentazioni schiette di comunità rurali decimate; i campi di migranti e i loro residenti indigenti, hanno conferito un aspetto umano a una crisi di cui molti americani non erano a conoscenza. Le sue immagini ebbero un impatto senza precedenti, contribuendo a plasmare la percezione pubblica e a generare sostegno per le riforme del “New Deal” del presidente Franklin D. Roosevelt, che alla fine avrebbero contribuito a facilitare la fine della crisi.

20.Fattoria abbandonata a nord di Dalhart Texas
Fattoria a nord di Dalhart, Texas. La maggior parte delle case in questa zona erano state abbandonate, 1938.
21.Negozio di campagna su strada sterrata. Gordonton Nord Carolina 1939
Negozio di campagna su strada sterrata. Gordonton, Nord Carolina, 1939. Foto Dorothea Lange.
22.Cinque membri della cooperativa di segheria di auto aiuto di Ola contea di Gem Idaho 1939
Cinque membri della cooperativa di segheria di auto-aiuto di Ola, contea di Gem, Idaho, 1939.

L’impatto duraturo di queste immagini è tale che oggi servono come ricordi surrogati per quel periodo, pietre miliari che fanno riflettere di un periodo tragico nella storia americana e, allo stesso tempo, un’attestazione senza precedenti della capacità della fotografia di accelerare il cambiamento sociale e politico. È per queste immagini che la Lange è ricordata, acutamente esemplificate nella sua immagine più nota, e forse l’esempio più iconico di fotografia documentaristica sociale esistente : “ Migrant Mother ” del 1936.

2. Dorothea Lange : “Madre Migrante” la foto simbolo della dignità e del dolore dell’America.

Alcuni scatti di Dorothea Lange, grazie alla frequente pubblicazione dei suoi lavori nelle riviste dell’epoca, diventarono molto famosi. Su tutte, “Migrant Mother” (il titolo originale della foto è “Destitute Pea Picker” ossia “raccoglitrice di piselli indigente” ) fu probabilmente quella che tutt’oggi viene considerata un’icona della storia della fotografia. Il ritratto di una madre con lo sguardo dove la disperazione si perde nel vuoto, fu pubblicato e fece il giro degli Stati Uniti, tanto che la FSA decise di inviare degli immediati aiuti sul posto. Una sola fotografia, con la sua carica emotiva e la sua drammaticità, aveva sortito un qualche risultato.

23.Madre migrante. Nipomo California 1936
Madre Migrante , Nipomo, California 1936. Foto Dorothea Lange.
Florence Owens Thompson siede, circondata da tre dei suoi sette figli, con lo sguardo fisso e sospeso. Ogni ruga sul suo volto racconta la fatica e la resistenza quotidiana. Lange scatta con precisione, ma anche con profonda compassione. La madre non guarda l’obiettivo, ma il futuro incerto che la attende. È il ritratto più famoso della Grande Depressione. Rappresenta il coraggio silenzioso della sopravvivenza.

L’inquadratura di Migrant Mother è stretta, concentrata sui volti e sulle emozioni dei soggetti. La madre è al centro, con lo sguardo rivolto verso l’ignoto, simbolo di speranza e paura. I bambini che si aggrappano a lei esprimono protezione e vulnerabilità. La forte composizione visiva richiama tradizioni iconografiche di maternità e cura. Il contrasto tra luce e ombra esalta la texture della pelle e dei tessuti. Questo scatto continua a essere studiato come esempio di fotografia che parla oltre i fatti.

24.Uno dei sei scatti della Madre Migrante 1936
Uno dei sei scatti di Dorothea Lange della Madre Migrante, 1936.

La fotografia fu scattata in un campo di raccolta di piselli, completamente ghiacciato, della Nipomo Valley, in California, nel marzo del 1936, mentre la Lange documentava migliaia di famiglie impoverite che si spostavano in California in cerca di lavoro. Il campo ospitava oltre duemila braccianti e la Lange notò sul bordo della strada, in una tenda, una donna con alcuni bambini e si avvicinò per scattare qualche foto della scena. In tutto scattò sei fotografie e una di queste sarebbe diventata una delle immagini più famose del XX secolo.

25.Veduta della baracca dove la Madre Migrante e i suoi figli erano accampati 1936
Veduta della baracca dove la Madre Migrante e i suoi figli erano accampati, 1936.

La donna, a cui la fotografa non chiese il nome all’epoca aveva 32 anni, anche se ne dimostrava molti di più, e viveva con i sette figli in una baracca di fortuna. Aveva appena venduto i pneumatici della sua auto per comprare del cibo e confessò che la sua famiglia si nutriva di verdure congelate raccolte nei campi e di uccelli uccisi dai bambini. Per decenni  l’identità e la storia dei personaggi della foto rimasero  avvolte nel mistero. Solo nel 1978 un giornalista trovò la “Migrant Mother”, rintracciarndola in un parco roulotte fuori da Modesto, in California. Il suo nome era  Florence Owens Thompson ed ora aveva 75 anni.

26.Un altro scatto della Madre Migrante mentre allatta il suo bambino 1936
Un altro scatto della Madre Migrante mentre allatta il suo bambino, 1936.

Le fotografie scattate alla Thompson ed ai suoi figli ritraggono l’umanità oltre la pura miseria, mostrando dignità nei volti e nelle posture. Sono immagini di una madre con i suoi bambini, simbolo della disperazione e della tenacia dei migranti americani. Pubblicate su importanti giornali, le fotografie contribuirono a sensibilizzare l’opinione pubblica e furono utilizzate, in seguito, per sollecitare aiuti alimentari e sostegno.

27.Scatto della Madre Migrante con due dei suoi bambini 1936 1
Altro scatto della Madre Migrante con due dei suoi bambini, 1936.

In particolare, la fotografia nota come Migrant Mother fu pubblicata in numerosi giornali e riviste, anche a livello internazionale, ed è diventata una tra le immagini più importanti della fotografia del Novecento, descritta in un’infinità di libri, conservata nella collezione permanente del MOMA e poi acquisita da Getty Images. Ma esiste un curioso aneddoto circa questa fotografia: lo scatto originale subì un lieve ritocco in camera oscura. Infatti, nello scatto originale (oggi conservato presso la Library of Congress di Washington) pubblicato pochi giorni dopo la realizzazione, appare ben visibile in basso a destra una mano poggiata su un palo di legno.

28.Stampa originale della Madre Migrante dove in basso a destra si vede una mano
Stampa originale della “Madre Migrante” dove in basso a destra si vedono delle dita di una mano appoggiata ad un palo, che poi saranno offuscate in camera oscura.

Poi, a partire dal 1941 andò in stampa la versione ritoccata in cui le dita della mano sul palo sono sfumate in un qualcosa di indefinito e non riconoscibile. Questa è la versione che è giunta fino a noi e che, comunque, dato l’irrilevante entità del ritocco, può definirsi anch’essa “originale” e resta una delle fotografie più celebri di ogni tempo, scelta come immagine-simbolo della FSA e alla quale si sono ispirati studiosi, sociologi ed anche artisti, fino alle più recenti versioni a colori, di cui quelle più “delicate” ne accentuano i lineamenti senza snaturarne il significato originale.

29.Una recente versione a colori della Madre Migrante fonte Web
Una recente versione a colori della “Madre Migrante” (fonte Web).


3. Dorothea Lange : Oltre la Grande Depressione.

Nel 1939 Dorothea Lange pubblica il suo libro fotografico d’esordio: “Un esodo americano: una registrazione dell’erosione umana”. Superato il periodo della Grande Depressione, ella continuò a fotografare secondo quello che era il suo istinto, sempre alla ricerca di situazioni da far emergere e denunciare. Le sue foto, a differenza di quelle che uscivano da molti studi fotografici della città, non erano ritratti di ricchi signori o famiglie felici ma ritraevano spesso le situazioni difficili dei sobborghi, dei quartieri poveri, le file dei disoccupati in cerca d’impiego. Erano scatti intensi ed impegnati, privi di formalismi o compiacimenti esteriori. Era fotografia di denuncia.

30.Raccoglitore di cotone migrante. Oakland California 1940
Raccoglitore di cotone migrante. Oakland, California, 1940. Foto Dorothea Lange.
31.Boscaiolo disoccupato nella sua baracca
Boscaiolo disoccupato nella sua baracca, primi anni ’40. Foto Dorothea Lange.

Durante i primi anni Quaranta, la Lange rivolse la sua attenzione a un nuovo tipo di migrazione interna. Decine di lavoratori rurali si erano trasferiti nell’urbanizzata Bay Area in California per lavorare nelle industrie di fornitura e addestramento militare che si stavano rapidamente espandendo per sostenere lo sforzo bellico in corso. Qui, ella catturò i nuovi arrivati ​​sia dentro che fuori il lavoro, mentre si adattavano al nuovo ambiente; le loro condizioni, la solitudine e, a volte, l’isolamento, che era particolarmente potente per gli afroamericani, che erano ostracizzati dalla comunità locale.

32.Braceros Sacramento California 1942 ca
Braceros, Sacramento, California, 1942 ca.
33.Giovane operaio del cantiere navale di Richmond California 1943 ca
Giovane operaio del cantiere navale di Richmond, California, 1943 ca. Foto Dorothea Lange.


Nel 1941 Dorothea Lange fu la prima donna fotografa a ricevere una Guggenheim Fellowship ( un finanziamento-premio per dedicarsi ad un progetto culturale con la massima libertà creativa e senza preoccupazioni economiche ) , ma dopo l’attacco di Pearl Harbor, quando i cittadini giapponesi-americani furono costretti nei campi di internamento, fu contattata dalla War Relocation Authority con l’intento ufficiale di registrare l’evacuazione. Sebbene personalmente contraria alla politica di internamento, accettò l’incarico e rinunciò alla Guggenheim Fellowship.


4. Internamento dei giapponesi-americani dopo Pearl Harbor (1942).

Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, nel dicembre 1941, il governo americano emise l’ Executive Order 9066. Questa direttiva portò alla forzata evacuazione e internamento dei cittadini di origine giapponese negli Stati Uniti. La misura colpì oltre centomila persone, per lo più residenti sulla costa occidentale. Intere famiglie furono costrette a lasciare case, beni e attività con poco preavviso. Questo clima di sospetto e paura avrebbe avuto un impatto profondo sui diritti civili.

34.8 Maggio 1942 — Hayward California. Membri della famiglia Mochida in attesa del bus di evacuazione 1
8 Maggio 1942 — Hayward, California. Membri della famiglia Mochida in attesa del bus di evacuazione. Le targhette identificative vengono utilizzate per aiutare a mantenere l’unità familiare durante tutte le fasi dell’evacuazione. Mochida gestiva un vivaio e cinque serre su un terreno di due acri a Eden Township. Coltivava bocche di leone e piselli odorosi.
35.Maggio 1942. Bambina americana giapponese con i suoi bagagli aspetta di essere trasferita
Maggio 1942. Bambina americana-giapponese, con i suoi bagagli, aspetta di essere trasferita nel Centro di detenzione. Gli sfollati di origine giapponese saranno ospitati nei centri della War Relocation Authority per tutta la durata dell’evacuazione.
36.Bambini americani giapponese in fila per essere trasferiti nel centro di detenzione.1942
Bambini americani di origine giapponese in fila per essere trasferiti nel centro di detenzione. Maggio 1942. Foto Dorothea Lange.

I trasferimenti erano gestiti da agenzie governative come la War Relocation Authority che incaricò alcuni fotografi tra cui la Lange, di documentare le fasi di internamento verso i campi di concentramento nel Midwest. Le fotografie della Lange documentano principalmente attesa, ansia e perdita durante la rimozione forzata. Le immagini mostrano famiglie con bagagli pronti, tag identificativi e incertezza nei volti.

37.20 aprile 1942 —San Francisco California. bambini di origine giapponese
20 aprile 1942 —San Francisco, California. Molti bambini di origine giapponese frequentavano la scuola pubblica Raphael Weill, in Geary Street e Buchanan Street, prima dell’evacuazione. Questa scena mostra i bambini della prima elementare durante la cerimonia del giuramento di fedeltà alla bandiera americana. Presto saranno sfollati ed ospitati nei centri della War Relocation Authority per tutta la durata dell’evacuazione, dove saranno prese misure per garantire la continuità dell’istruzione.
38.20 aprile 1942 — San Francisco California. Giuramento di fedelta alla bandiera
20 aprile 1942 — San Francisco, California. Giuramento di fedeltà alla bandiera presso la Raphael Weill Public School, Geary Street e Buchanan Street. I bambini di famiglie di origine giapponese saranno evacuati con i genitori e saranno ospitati per tutta la durata del conflitto nei centri della War Relocation Authority, dove saranno fornite loro strutture per proseguire gli studi.
39.20 aprile 1942 — San Francisco Bambini giapponesi americani della scuola pubblica
20 aprile 1942 — San Francisco, California. Bambini giapponesi-americani della scuola pubblica Weill recitano il giuramento alla bandiera degli Stati Uniti. Pochi giorni dopo, le loro famiglie verranno internate nei campi di prigionia. La foto rivela l’assurdo contrasto tra innocenza e propaganda patriottica. La Lange non commenta: lascia che l’immagine parli da sola. Il messaggio è implicito ma potentissimo: l’America che tradisce se stessa. Questa immagine rimase censurata fino agli anni ’70.

Migliaia di persone, bambini compresi, che d’un colpo si trovarono reclusi senza colpe nè prove, apparvero negli scatti della Lange colpendo come un pugno nello stomaco le patriottiche coscienze d’America. I soggetti variano da anziani a bambini, catturando la vulnerabilità collettiva. Una volta sfollati saranno ospitati nei centri della War Relocation Authority dislocati in California. Qui resteranno per tutta la durata dell’evacuazione. Ad ogni famiglia verrà assegnata una piccola casetta di legno di due stanze. Saranno, comunque, prese misure per garantire la continuità dell’istruzione dei bambini.

40.29 aprile 1942 — San Bruno California. Un carico di persone evacuate di origine giapponese
29 aprile 1942 — San Bruno, California. Un carico di persone evacuate di origine giapponese appena arrivato, dopo aver espletato le procedure necessarie, aspetta di essere accompagnato agli alloggi loro assegnati nelle baracche. A ogni famiglia vengono assegnate due piccole stanze, quella interna, senza porte né finestre esterne. Il centro era operativo da circa sei settimane e ospitava, per il momento, 8.000 persone di origine giapponese.
41. 16 giugno 1942 — San Bruno California. Ora di cena nel centro di detenzione
16 giugno 1942 — San Bruno, California. Ora di cena nel centro di detenzione. Gli sfollati mangiano a turno nella mensa e portano con sé i propri piatti e posate in sacchetti per proteggerli dalla polvere. Lavano personalmente i propri piatti dopo ogni pasto, poiché i servizi di lavaggio nelle mense si sono rivelati inadeguati. Ci sono diciotto mense nel campo che, insieme, possono ospitare 8.000 persone tre volte al giorno. Tutto il cibo è preparato e servito dagli sfollati.

Queste immagini sono oggi considerate testimonianze cruciali di un capitolo doloroso della storia americana. La potenza delle fotografie sta nell’aver reso visibili le persone dietro ai numeri e alle politiche. Le autorità militari, tuttavia ,si resero conto che il punto di vista critico della Lange traspariva nelle sue foto. Per questo motivo poche delle sue immagini furono pubblicate, molte altre, insieme ai negativi, furono confiscate dal governo e depositate negli archivi federali dove furono ignorati per decenni.

42.Un nonno e un nipote americano giapponese nel centro di detenzione di Manzanar 1942
Un nonno giapponese e un nipote americano-giapponese nel centro di detenzione di Manzanar, 1942. La Lange mostra i volti dei detenuti con rispetto e silenziosa empatia. Non ci sono gesti drammatici, solo la quotidianità dell’ingiustizia.
43.Passeggiare nel centro di detenzione di Manzanar 1942
Un nonno e un nipote trascorrono il tempo passeggiando nel centro di detenzione di Manzanar , 1942. Foto Dorothea Lange.

Solo nel queste fotografie 2006 verranno divulgate e riconosciute per il loro valore storico, quando furono pubblicate in un libro intitolato : “ Sequestrato: Dorothea Lange e le immagini censurate dell’internamento giapponese americano ”. La riscoperta di questo materiale ha permesso di comprendere pienamente la portata delle ingiustizie commesse. Le fotografie di Lange su questo tema sono oggi importanti documenti storici e morali. Il ritratto dei bambini giapponesi americani prima dell’internamento è particolarmente toccante.

44.28 aprile 1942— Byron California. Braccianti agricoli di origine giapponese
28 aprile 1942— Byron, California. Braccianti agricoli di origine giapponese di fronte alla stazione della Wartime Civil Control Administration, dove si erano recati per ricevere istruzioni e assistenza in merito alla loro evacuazione prevista a breve. Foto Dorothea Lange.
45. 16 giungo 1942 — San Bruno California
16 giungo 1942 — San Bruno, California. Molti sfollati soffrivano per la mancanza delle loro consuete attività. L’atteggiamento dell’uomo ritratto in questa fotografia è tipico dei residenti dei centri di raccolta dove, poiché non c’era molto da fare e non c’era abbastanza lavoro disponibile, passeggiavano per passare il tempo.

Le fotografie di Dorothea Lange sull’internamento dei giapponesi hanno avuto un ruolo fondamentale nella memoria collettiva. Esse restituiscono volti e storie a chi fu trattato come “un numero”. Anche se censurate, oggi sono visibili come parte del patrimonio archivistico nazionale. La loro forza risiede nella capacità di coniugare documentazione e umanità. Queste immagini vengono studiate in contesti accademici, museali e civici. Rimangono un monito contro l’ingiustizia e la discriminazione istituzionale.

46.California 1942. Veduta del campo di internamento di Manzanar
California, 1942. Veduta del campo di internamento di Manzanar, con le file di baracche sotto il cielo del deserto. Le montagne della Sierra Nevada fanno da sfondo a una realtà disumana. Foto Dorothea Lange.


5. Dorothea Lange : Stile e Tecnica fotografica, Riconoscimenti ed Eredità Culturale

Durante i suoi lavori documentari la Lange utilizzava una fotocamera Graflex a soffietto, preferita per la nitidezza e il controllo compositivo. Ella adottò sempre uno stile diretto e sobrio, evitando artifici estetici inutili. Preferiva la fotografia in bianco e nero per enfatizzare forme e emozioni. La sua tecnica univa rispetto per i soggetti e precisione documentaria. Spesso lavorava con luce naturale e composizioni attente. La sua visione enfatizzava la dignità umana nei contesti più difficili. Questo approccio influenzò generazioni di fotografi documentaristi.

47.Contea di Randolph Carolina del Nord. Luglio 1939
Contea di Randolph, Carolina del Nord. Luglio 1939. Foto Dorothea Lange.
47a.Bambini migranti giocano allasilo nido in un campo della FSA. California1939
Bambini migranti giocano all’asilo nido in un campo della FSA. California,1939.

Terminata la guerra Dorothea Lange inizia un intenso lavoro con la rivista Life e intraprende diversi viaggi in Asia, Sud America e Medio Oriente. Nel 1945 La Lange fu invitata da Ansel Adams ad entrare a far parte della California School of Fine Arts, nel 1947 collaborò alla fondazione dell’agenzia Magnum di Capa e Bresson e nel 1952 fu tra i fondatori della prestigiosa rivista Aperture. La sua carriera continuò attraverso importanti collaborazioni con varie riviste e con la stessa Aperture nonostante condizioni di salute sempre più difficili dovute anche alle conseguenze di una poliomelite contratta in giovanissima età.

48.Un grande cartello con la scritta Sono un Americano.Oakland California1942
Un grande cartello con la scritta “Sono un Americano”.Oakland, California,1942. Foto Dorothea Lange.

Dorothea Lange ha trascorso gran parte dell’ultimo decennio della sua carriera viaggiando, catturando la vita in tutto il mondo nello stesso modo perspicace e schietto che era diventato il suo marchio di fabbrica. Gli ultimi dodici mesi della sua vita furono trascorsi a prepararsi per un’ampia retrospettiva, che si sarebbe tenuta al Museum of Modern Art di New York City all’inizio del 1966. Tuttavia, nel 1965, a 70 anni, morì di cancro all’esofago, pochissimi giorni prima dell’inaugurazione della retrospettiva. I suoi archivi sono conservati presso l’Oakland Museum of California.

49.Bambini rifugiati fuggiti dalla siccita accampati in un campo migranti in Oklahoma 1936
Bambini rifugiati, fuggiti dalla siccità, accampati in un campo migranti in Oklahoma, 1936 circa.
50.Bambina di una fattoria colpita dalla siccita California 1937 circa
Bambina di una fattoria colpita dalla siccità, California, 1937 circa.Foto Dorothea Lange.

Il lavoro fotografico di Dorothea Lange, attraverso una trama che si rende evidente con i frammenti, ha dimostrato che le opere d’arte e i documenti non si escludono reciprocamente e che si possono combinare per produrre immagini che rimangono indelebili. Sarà ricordata come un individuo di immensa forza e carattere, un’autrice visiva onesta e articolata la cui produzione era saldamente radicata nella compassione e la cui influenza sulla fotografia è stata davvero profonda.

51.Figlia di migranti 1936
Figlia di migranti, 1936. Foto Dorothea Lange.
52.Madre migrante vive in macchina con il suo bambino 1936 circa
Madre migrante vive in macchina con il suo bambino, 1936 circa.

Nel corso della sua carriera, la Lange ottenne riconoscimenti prestigiosi. Le sue immagini divennero parte di collezioni di musei internazionali come il MoMA, mostre e retrospettive hanno consolidato il suo posto nella storia della fotografia. Oggi la sua influenza sulla fotografia documentaria è riconosciuta a livello globale. Il suo approccio ha ispirato generazioni di fotografi nel mondo. La sua capacità di combinare testimonianza, arte e impegno sociale resta un modello.

53.Una madre con i suoi figli piccoli vive in una baracca di legno in mezzo ai campi. 1930s
Una madre con i suoi figli piccoli vive in una baracca di legno in mezzo ai campi. 1930s.
54.Una madre con i suoi figli piccoli vive in una casa mobile di legno. 1930s
Una madre con i suoi figli piccoli vive in una casa mobile di legno. 1930s.

Molti libri, mostre e studi accademici analizzano la sua opera ancora oggi. Storici e curatori hanno incluso la Lange in antologie di fotografia e documentazione sociale. Il suo approccio è studiato in corsi di storia, arte e comunicazione visiva. Mostre internazionali continuano a esporre i suoi lavori più significativi. La sua influenza si riflette anche nei movimenti contemporanei per i diritti civili. Dorothea Lange è ricordata come voce visiva dei senza voce. La sua opera mantiene vivo il dibattito su realtà, empatia e potere dell’immagine.

55.Una madre con i suoi bambini vivono in condizioni di estrema poverta. California 1936
Una madre con i suoi bambini vivono in condizioni di estrema povertà. California, 1936.
56.Una madre con i suoi bambini accampata per strada mentre si sposta da un posto allaltro
Una madre con i suoi bambini accampata per strada, mentre si sposta da un posto all’altro in cerca di lavoro,1930s.

Le immagini realizzate da Dorothea Lange costituiscono un enorme patrimonio sociologico-visuale sugli  effetti della Grande Depressione sui comuni cittadini. Ella ha documentato i suoi soggetti con grande sincerità e emozione, fotografando l’ingiustizia sociale al fine di sensibilizzare la politica. Molte delle fotografie documentali della Lange prendono in prestito le tecniche del lessico del modernismo, con angoli drammatici e composizioni dinamiche, al fine di produrre immagini sorprendenti e fragili dei suoi soggetti.

57.Famiglia in viaggio fa lautostop su una strada dellOklahoma 1938
Famiglia fa l’autostop su una strada dell’ Oklahoma, 1938.

Le fotografie di Dorothea Lange hanno influenzato non solo l’arte, ma anche la cultura e la politica. “Migrant Mother” è spesso usata come simbolo nei discorsi su diritti e giustizia. Le immagini della Grande Depressione sono materiali didattici in scuole e università. Il suo lavoro ha stimolato dibattiti su rappresentazione e responsabilità del fotografo. Nel tempo le sue immagini hanno trovato spazio in varie espressioni artistiche. La Lange resta un punto di riferimento per chi fotografa per raccontare il mondo.

58.Lavoratore migrante in viaggio lungo la strada. 1930s
Lavoratore migrante in viaggio lungo la strada. 1930s.

Le fotografie di Dorothea Lange sono oggi parte della memoria visiva degli Stati Uniti. Esse documentano momenti cruciali della storia americana del XX secolo. Dal Dust Bowl ( con il termine Dust Bowl si indica una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali e il Canada tra il 1931 e il 1939, causate da decenni di tecniche agricole inappropriate e dalla mancanza di rotazione delle colture ) alla crisi economica, ogni immagine racconta un pezzo di storia. L’opera complessiva di Lange invita a comprendere il passato per migliorare il futuro. Il suo impatto va oltre la fotografia, toccando aspetti sociali e umani.

59.In direzione Los Angeles California 1937
In direzione Los Angeles, California, 1937. Foto Dorothea Lange.

Dorothea Lange ha ridefinito il ruolo del fotografo nella società moderna. Le sue immagini restano testimonianze potenti di crisi, dignità e resistenza. Dal racconto dei lavoratori migranti alla documentazione dell’ingiustizia, il suo lavoro ha lasciato un segno duraturo.Le foto sull’internamento dei cittadini americani di origine giapponese rivelano lati meno noti di eventi traumatici. La sua capacità di fondere documentazione con empatia resta un modello. Attraverso la sua macchina fotografica, Lange ha dato voce a chi non l’aveva. Per questo la sua opera continua ad essere studiata e celebrata.

60. La fotografa Dorothea Lange
La fotografa Dorothea Lange.

”Il mio particolare modo di fotografare si basa su tre regole. Prima: non toccare. Qualunque cosa fotografi non infastidisco, non altero, non accomodo. Seconda: il senso del luogo. Qualunque cosa fotografi cerco di farla apparire come parte dell’ambiente, come radicata in esso. Terza: il senso del tempo. Qualunque cosa fotografi cerco di far vedere che è inserita nel passato o nel presente”. – Dorothe Lange


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