“I miei ideali si sono impressi, indelebili, nel mio lavoro”. Eduardo Gageiro

Nato nel 1935 a Sacavém (Portogallo) da una famiglia di modeste origini, Eduardo Gageiro aveva 12 anni quando, per gioco, cominciò a fotografare gli operai che uscivano dalla fabbrica Louça de Sacavém, che si trovava di fronte a casa sua, usando una macchina fotografica Kodak di plastica presa in prestito da suo fratello. Poco tempo dopo vide una delle fotografie che aveva scattato pubblicata come copertina di un noto giornale portoghese locale, il Diário de Notícias.

Decise allora di diventare Fotografo e iniziò gli studi da autodidatta, aiutato da uno degli operai della fabbrica, Armando Mesquita, che era anche uno scultore ed iniziò a dargli lezioni di arte e composizione. Qualche anno più tardi decise di specializzarsi come Fotoreporter e cominciò a lavorare per il periodico “Diário Ilustrado”. Da allora, erano gli inizi degli anni 1950, Eduardo Gageiro, per oltre 50 anni, ha raccontato, e vissuto in prima persona, i cambiamenti profondi che hanno accompagnato il suo paese, dalla vita rurale dei contadini e dei pescatori, agli eventi storici che lo hanno segnato, come la fine della dittatura del 25 aprile 1974.

Negli anni ’50 e ’60, la Fotografia diventerà per Gageiro il suo strumento di indagine e di narrazione quotidiana. Con la macchina fotografica al collo, si immerge nelle vite degli uomini e delle donne del suo paese, che spesso vivevano lontano dai riflettori delle grandi città e della modernità. Il suo obiettivo non era solo quello di catturare immagini, ma di svelare la bellezza nascosta nei volti segnati dalla fatica, nei paesaggi in cui la tradizione si mescolava all’antico.


Le fotografie di Gageiro non sono mai state semplici istantanee: ogni scatto era una ricerca profonda, un modo per documentare le sfumature di una realtà che cambiava sotto i suoi occhi. Il suo sguardo si posava sulla quotidianità dei pescatori delle Azzorre, sull’immagine solitaria del contadino nei campi arsi dal sole, sui riti ancestrali di un folklore che resisteva alla modernità. La sua macchina fotografica era uno specchio del paese, che rifletteva il sudore e la speranza, le paure e le gioie di un popolo.


La tecnica fotografica di Eduardo Gageiro è tanto sottile quanto potente, un’arte che affonda nelle radici della tradizione visiva ma che sa anche innovare, seguendo il flusso della vita e della luce. Ogni suo scatto è un equilibrio delicato tra composizione e spontaneità, dove nulla è mai lasciato al caso. La sua capacità di catturare l’essenza di un momento si esprime in una cura meticolosa dei dettagli, in un’attenzione quasi materna per la scena che sta fotografando, come se ogni immagine fosse un piccolo frammento di poesia visiva.


Eduardo Gageiro aveva una straordinaria abilità nell’organizzare lo spazio dentro il fotogramma, nel costruire una composizione che non fosse mai rigida o artificiale, ma che sembrasse piuttosto un’armonia naturale. Le sue immagini raccontano storie, non solo attraverso i volti e i corpi, ma anche attraverso l’ambiente che li circonda. Ogni elemento, dal paesaggio alle ombre, dalle linee delle architetture alla forma dei corpi, si intreccia in una danza visiva che restituisce il respiro della scena in modo profondo e intimo.

La luce, nelle fotografie di Gageiro, è un altro protagonista assoluto. Non solo una fonte che illumina la scena, ma un mezzo attraverso cui le emozioni prendono forma. Il suo uso della luce è mai invasivo, ma sottile, in grado di modellare i volti, accentuare le rughe della fatica o i sorrisi della speranza, di dare tridimensionalità agli spazi, di giocare con le ombre e con i contrasti. La luce naturale, spesso filtrata dal paesaggio portoghese, diventa una complice preziosa, che entra nei suoi scatti con una delicatezza che rende ogni immagine unica, vibrante di vita.

In questo gioco di luci e ombre, Eduardo Gageiro riesce a trasmettere emozioni complesse, a far emergere la bellezza nei dettagli più nascosti. La sua fotografia è una sinfonia silenziosa, in cui il gioco della luce e della composizione si fondono per raccontare storie che vanno oltre le parole. Ogni scatto di Gageiro è un invito a fermarsi, a osservare il mondo con occhi nuovi, come se, attraverso il suo obiettivo, il Portogallo potesse parlare direttamente al cuore di chi guarda.

Gageiro fu testimone e narratore di un periodo storico di grande transizione. Il Portogallo, infatti, era in fermento: negli anni ’60 e ’70 il paese viveva sotto il regime della dittatura salazarista, e la fotografia di Gageiro diventa, senza che lui lo sapesse, una forma di resistenza, di testimonianza di una realtà che la censura non riusciva a soffocare. Per uno dei sui lavori fu arrestato e trattenuto per due mesi dalla PIDE a Caxias, ma poi in seguito alle pressioni dei corrispondenti dell’Associated Press al ministero degli Affari Esteri, fu rilasciato.

Nei primi anni Settanta Eduardo Gageiro collaborava con le principali pubblicazioni portoghesi e prestava servizio anche alla Presidenza della Repubblica del suo paese. Nel 1972 fu l’unico fotografo al mondo a fotografare i terroristi che avevano rapito gli atleti israeliani dal villaggio olimpico ai Giochi olimpici di Monaco. Gageiro non era solo un fotografo, ma un cronista visivo delle tensioni sociali e politiche che percorrevano il paese. Le sue immagini non nascondevano nulla: non erano retoriche o ideologiche, ma mostravano la vita così com’era, con i suoi dolori e le sue contraddizioni.



Ma fu il 25 aprile 1974, il giorno della rivoluzione dei garofani, a segnare un punto di svolta nel suo lavoro. La fine della dittatura e l’arrivo della democrazia furono un momento storico che Eduardo Gageiro raccontò con la stessa intensità con cui aveva documentato la vita dei contadini e dei pescatori. Le sue fotografie di quei giorni mostrano la tensione e la speranza nelle strade di Lisbona, dove la popolazione, armata solo di garofani rossi, rovesciava il regime in un abbraccio di pace e di lotta per la libertà. Ogni immagine di quei giorni è un piccolo manifesto di cambiamento, un testimone visivo di una libertà conquistata, di una nazione che ritrovava la sua identità.



Nel corso degli anni, Gageiro ha continuato a documentare il Portogallo, a seguire le sue trasformazioni, a captare le sue vibrazioni più intime. Le sue fotografie sono una mappa visiva del paese, un filo conduttore che lega la storia dei contadini, dei pescatori e degli abitanti delle campagne al cuore pulsante della metropoli moderna. Ma in ogni scatto, si percepisce la stessa passione per una realtà che, pur cambiando, non perde mai la sua forza, il suo respiro profondo.


Il lavoro di Gageiro non è solo un patrimonio visivo, ma una testimonianza di una visione umanista, di una fotografia che sa raccontare le storie di chi spesso è rimasto nell’ombra, di chi ha lavorato in silenzio, di chi ha vissuto ai margini del grande racconto della storia. Gageiro ha avuto il dono di vedere e di fermare con la sua macchina fotografica l’essenza di una nazione, di un popolo che ha attraversato l’oscurità della dittatura e che ha saputo ritrovare la luce della libertà, con lo stesso spirito di resistenza che caratterizzava i suoi protagonisti.


Attraverso l’obiettivo di Eduardo Gageiro il Portogallo non è mai stato un semplice luogo geografico. È diventato un mondo intimo, vivo, in cui ogni volto, ogni paesaggio, ogni gesto era un frammento di una storia che lui ha raccontato con passione e poesia. Una storia che continua a vivere nelle sue fotografie, come un omaggio eterno alla bellezza e alla forza del popolo portoghese.


Nel 2004 Eduardo Gageiro è stato insignito dell’Ordine di Infante D. Henrique. Nella sua lunga carriera ha vinto più di 300 premi internazionali. Ricordiamone alcuni: Nel 1974 vinse il 2° premio World Press Photo, nella categoria Ritratti. Nel 2005 ha vinto il Premio Speciale della Giuria, la Medaglia d’Oro per la migliore fotografia e la Medaglia d’Oro per la migliore fotografia in bianco e nero dell’11° Mostra Internazionale di Fotografia d’Arte in Cina, il più grande concorso fotografico del mondo, dove parteciparono più di 3500 fotografi da 68 paesi e più di 35.000 fotografie.

Ma soprattutto Gageiro è autore di numerosi libri fotografici accompagnati dal testo di poeti e scrittori, come: “Gente” (1971), “Mulher” (1978), “O Sol, o Muro, o Mar” (1984), “China, a Contra-revolução Tranquila” (1985), “Estas Crianças Aqui” (1988), “Alentejo” (1988), “Lisboa Operária” (1994),”Revelações” (1996), “Évora, Património da Humanidade” (1997), con testo di José Saramago,”Fotos de Abril” (1999),”Olhares” (1999),”Timor – No Amanhecer da Esperança” (2000),”A Fábrica e Sacavém” (2003), “Lisboa no Cais da Memória” (2003), con testo de Jorge Sampaio e António Valdemar, “Fé – Olhares Sobre o Sagrado” (2004), “Silêncios” (2008), “Lisboa Amarga e Doce” (2012), “Lisboa, Tejo e Tudo” (2012), “Liberdade” (2013), “Tudo Isto É Fado” (2014).









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